15 dicembre 2008

Faro 2005 & Acinatico 2004 per brindare!

Venerdì sera, per festeggiare un occasione particolare, sono stato a cena Al Presidente, un ottimo ristorante di Roma vicino a Fontana di Trevi, ottimamente recensito dal Gambero e dalla nuova guida dei ristoranti di Bibenda, oltre ad avere su web anche la recensione di un paio di anni fa del giornalista Luciano Pignataro sul suo blog.
Non entro nel dettaglio della cena ma ovviamente mi limito esclusivamente a un piccolo personale giudizio sui due eccezionali vini, a mio avviso, che hanno accompagnato la nostra serata.

Abbiamo iniziato con Faro Palari 2005.

Il Faro nasce da un terroir dimenticato di eccezionale valore a Santo Stefano Briga, piccola frazione in direzione di Taormina a circa un km e mezzo dallo stretto di Messina.
L’azienda è dell’architetto Salvatore Geraci che nel 1990 fu esortato da Gino Veronelli a produrre la Doc Faro e per questo richiese il supporto dell’enologo piemontese Donato Lanati.

Le splendide vigne ad alberello principalmente sono di Nerello Mascalese e di Nerello Cappuccio, e hanno oltre 70 anni di vita e sono poste ad un altezza che va da 450 a 600 metri, oltre ad avere un’incredibile pendenza fino al 70%.
Fu nel 1995 che l’azienda mise in commercio il primo anno di commercio del Faro e fu subito un successo. Nel 1998 Il Faro ’96 prese per la prima volta i Tre Bicchieri.

L’annata 2005 bevuta venerdì sera è stato il Vino dell’Anno per la Guida del Vino 2008 del Gambero e, dopo un anno di distanza, a noi ha confermato il successo.

Un rosso rubino con riflessi granati, al naso, nonostante la giovane età, è ampio e decisamente complesso, principalmente concentrato sulla frutta matura ma con note di vaniglia e spezie che accompagnano. In bocca direi semplicemente eccezionale. Avvolge ed è in perfetto equilibrio, con acidità decisa e un tannino equilibrato. Persistente.

Ne ho in cantina una bottiglia della stessa annata e la terrò ad invecchiare ancora un po’, prima di aprirla come abbiamo fatto venerdì, per fargli guadagnare qualche equilibrio ulteriore, perché è giovane ma è già ottimo e tra qualche hanno avrà guadagnato uno passo ulteriore.

Dopo la prima bottiglia dalla Sicilia, siamo andati al Veneto, scegliendo l’amarone Acinatico 2004 di Stefano Accordini.

I vigneti dell’azienda della famiglia di Pedemonte, con un età delle viti media di 25 anni, sono situati nel cuore della Valpolicella storica in zona collinare, vicino al comune di Negrar, ideali per posizione, giacitura e composizione del terreno, ad un altimetria da 200 a 300 metri slm ed un esposizione sud/est, e l’azienda è oggi considerata fra quelle di riferimento di quest'area.

Le uve dell’Amarone Acinatico 2004 (Corvina Veronese 75% Rondinella 20% Molinara 5%) vengono appassite fino a Gennaio a cui fa seguito il periodo di pigiatura senza diraspatura delle uve. L’amarone viene poi fatto maturare in barrique nuove di rovere francese Allier e Never per 24 mesi e quindi affinato in bottiglia per 8 mesi.

Il suo colore è un rosso rubino scuro con lampi di granato. E’ denso come l'inchiostro. Ampio al naso e complesso con di profumi di ciliegia sotto spirito, amarena, prugna, fiori rossi scuri come la viola, frutta secca e spezie. Chiude con note cannella, polvere di cacao. In bocca è morbidissimo e dolcissimo. Ben strutturato, con una grande eleganza, una bella spalla acida e la trama tannica equilibratissima. Lunghissimo con i frutti scuri che rimangono al gusto per infiniti secondi.

Gran bevuta venerdì sera, considerando che ho poi chiuso con un Rum Cubaney 15 anni!

2 novembre 2008

SFORNO: mammamiachepizza!

Ieri per la prima volta sono stato a mangiare la pizza da quella che oggi viene considerata, dai clienti dalle guide e nel settore, una fra le migliori pizzerie di Roma: Sforno (in Via Statilio Ottato, 110/116 - 00175 Roma - Tel. 06 71546118, Zona Cinecittà).

Ero precedentemente stato nel loro punto vendita al taglio 00100 Pizza dove sono nati gli ormai famosi trapezzini, e, già in un pranzo fugace, avevo veramente apprezzato la bontà della loro pizza.

Ieri, che dire... deliziosa, leggera, da volerne provare più di una, se non fosse stato per la sazietà dovuta agli eccellenti supplì e alla bruschetta presi per antipasto.

Il tutto accompagnato da una birra dal colore ambrato e da una schiuma persistente, la Lilith del birrificio Bruton, prodotta vicino Lucca, con decise note agrumate, un trionfo di caramello in bocca ed un finale amarognolo. Veramente notevole.

Non mi dilungherò oltre nella recensione, lascerò alle foto scattate a cena... parlano da sole.

Bruschetta di baccalà:Supplì Vitella e Ragusano e Supplì Asparagi e Taleggio:Pizza Crostino:Pizza Patate e Pancetta:

28 ottobre 2008

Monteraponi - Chianti Classico: visita all'azienda in compagnia del produttore Michele Braganti

Durante i miei 3 giorni trascorsi nella zona del Chianti Classico, dopo aver visitato due affermate aziende vitivinicole nei comuni di Castellina in Chianti e Castelnuovo Berardenga, rispettivamente, nella mattina di domenica scorsa ho fatto la piacevole visita ad un ulteriore azienda, recandomi presso il comune di Radda in Chianti, da un produttore che potremmo definire emergente, Michele Braganti, a visitare la sua azienda: Monteraponi.
E’ stata un’interessantissima esperienza, anche grazie all’agio in cui ci ha fatto sentire Michele durante la visita.Monteraponi è un antico borgo Medievale circondato da vigneti e uliveti e situato sul poggio omonimo che si trova nella più boscosa e "selvaggia" parte del Chianti Classico, a soli 4Km da Radda, nella valle che degrada verso il fiume Arbia, e si estende su di una superficie di 112 ha.

Appartenuto al Conte Ugo Marchese Governatore di Toscana sulla fine del decimo secolo, la sua struttura centrale e' caratterizzata da una torre a base quadrata rimasta pressoché intatta sul cui cassero sono ancora ben conservati gli archivolti tipici del XII sec.

Allo stesso periodo storico risalgono le cantine, con un ampio soffitto ad un'unica volta, disposte sotto la torre dove oggi sono fatte affinare le bottiglie di vino prodotte dall'azienda.

Il borgo medievale di Monteraponi è dotato anche di una serie d’alloggi recuperati grazie all’attento lavoro della famiglia Breganti, tutti dotati di diversi servizi e situati in un ambiente pieno di fascino.La produzione dell'azienda di Michele Braganti, in collaborazione con l’enologo Maurizio Castelli, si attesta attualmente intorno alle 30.000 bottiglie/anno, ed è incentrata quasi esclusivamente sul Chianti Classico (in minima parte un Vin Santo e l'olio DOP completano la gamma).
I vitigni utilizzati per la produzione sono 9,5ha a base di Sangiovese, Canaiolo e, per una piccola %, a Colorino, nel caso della Riserva, coltivati tutti intorno al borgo a c.ca 450-470 slm (questa foto è stata scattata dopo che Michele ci aveva condotti in Jeep sul vigneto più elevato. Al centro si nota il borgo).
Dopo la vendemmia, la fermentazione delle uve avviene nelle vasche di cemento e Michele lascia che il tempo faccia il suo corso, senza influenzarla, senza il controllo della temperatura e senza aggiunta di lieviti sul mosto.
Anche la fermentazione malolattica avviene, sempre nelle vasche di cemento, spontaneamente e a questa segue la maturazione in legno nelle barrique e/o nelle botti di Slavonia, dove i tempi variano a seconda del Classico o della Riserva, per finire con il riassemblaggio e gli ultimi 3 mesi con l'affinamento in bottiglia. Non avviene né il filtraggio né la chiarifica.
Dopo aver approfondito con Michele il suo metodo di produzione, siamo passati ad assaggiare i vini attualmente in maturazione nella sua cantina.
Una cosa che ho apprezzato molto di questi suoi vini assaggiati è stata la loro tipicità. Nel mio piccolo, apprezzo molto i “Classici” e cioè i Chianti che rispecchiano il territorio e le loro caratteristiche originarie senza che nel tempo abbiano perso il loro stile per eccessive questioni di domanda di mercato o altro.

Specialmente il base ha mostrato lo stile tradizionale di un Chianti, passando a note più fruttate e ricche per il Riserva, mantenendo però sempre e in ogni caso quel profumo e quegli aromi tipici di un Sangiovese senza l’influenza di vitigni internazionali come Cabernet od altri, o che il legno di una barrique di primo passaggio sia andato ad ammorbidirlo eccessivamente.

Vini assaggiati direttamente dalla Botte e/o dalla barrique.

Chianti Classico DOCG 2007
E’ di un bel rubino e, come ci si può aspettare da un Classico, l’intensità del colore è media. Al naso, per me che sono in fase di apprendimento sulle tipicità dei vitigni è un “docente”. Un vero sangiovese, con note floreali di viola mammola e profumi di frutta rossa quali la ciliegia e la piccola frutta di bosco, molto territoriale.
Il vino sta completando il suo affinamento: 60% in barrique di secondo passaggio e 40% in botti da 25 ettolitri.
Al gusto ha una buona struttura, una buona acidità ma ancora una leggera nota amarognola da far equilibrare nei prossimi mesi in botte.

Chianti Classico DOCG Riserva Il Campitello 2006
Nonostante la scarsa luce dalle piccole finestre della cantina è stato subito evidente la limpidezza de bel rubino. Prevalgono i piccoli frutti di bosco come il ribes ed è netta anche una ciliegia molto fine. Ossigenato, emergono note balsamiche e spezziate, in particolare pepe bianco. Al gusto pieno e corposo, con tannini già abbastanza equilibrati ed un alcol non più prevalente. Persistenza molto lunga.

Lasciata la cantina e i vini ancora in fase di affinamento torniamo nella zona delle vasche di cemento per degustare due vini già in bottiglia:
Chianti Classico DOCG 2006
Un rubino di media intensità. Al naso un profumo di piccola frutta di bosco, di ciliegia, con note floreali di viola mammola, molto fresco. Al gusto la corrispondenza gusto-olfattiva è notevole, sapido, con una buona persistenza. Ciò che prevale è la sua freschezza. Un vino che si beve con estrema piacevolezza.

Chianti Classico DOCG Riserva Il Campitello 2004
Luminoso. Di un rubino più intenso del base. Anche al naso i profumi sono maggiormente intensi. Una netta e piacevole speziatura ha accompagnato un fruttato di ciliegie, di frutta di bosco e confettura, con una nota minerale di sfondo. In bocca ampio e caldo, ha riempito subito il palato con tannini morbidi ed una bell’acidità a stimolare la salivazione.

La visita come accannavo all'inizio è stata piacevolissima oltre che intreressante, unica nota dolente al termine dell'incontro: sapere da Michele che su Roma, un florido mercato, non ha la distribuzione.

17 ottobre 2008

Cabernet Sanct Valentin 2003 - San Michele Appiano

Vitigno: Cabernet Sauvignon 80% - Cabernet Franc 20%
Titolo Alcol.: 14% - (€26,00)
Giudizio: - Gran vino


Vino, affinato in piccole barriques di rovere, di un impenetrabile rubino caratterizzato da notevole vigoria.

Al naso impattano immediatamente i vigorosi profumi fruttati dei piccoli frutti di bosco, principalmente il ribes, e della frutta sciroppata, accompagnati da leggere note di vaniglia e di richiami di cacao, il tutto avvolto da note tostate e di spezie.

Ha un corpo morbido e vellutato con tannini equilibrati ed una lunga persistenza gustativa che, armonico e perfettamente amalgamato nel gusto e nell’olfatto.

La permanenza in cantina per un paio d’anni dall’uscita sul mercato ne ha sicuramente esaltato le qualità.

Durante la visita di quest’estate nelle antiche cantine dell’azienda San Michele Appiano ho scattato le seguenti foto alle grandi botti in legno con il fondo pregevolmente intarsiato in antichità per le occasioni speciali. Nuova è invece la Barricaia una delle più grandi di tutta la provincia.

9 ottobre 2008

I Trapizzini di 00100 Pizza

Che cosa è il TRAPIZZINO??
E' un idea a dire poco GENIALE nata poco prima dell'estate a Testaccio che deriva dalla libera fusione delle parole tramezzini + pizza. Sono triangoli di pizza bianca, in due diverse dimensioni, cotti al forno farciti al momento dell'ordine con quello che offre 00100 Pizza quel giorno.

E 00100 Pizza cos'è?

E' la pizzeria a taglio di Stefano Callegari, uno dei più bravi pizzaioli di Roma, figlia quindi di Sforno, la sua famosa pizzeria in zona Cinecittà, dove crea una serie incredibili di pizze squisite e dall'enorme successo (ad esempio la famosissima cacio e pepe).

Il nome 00100 Pizza nasce da un gioco di parole tra la farina 00 con il CAP della città di Roma e si trova a pochi metri da Piazza S. Maria Liberatrice, in una location che da sola ti fa venire voglia di mangiarli.

Il Trapizzino è un idea banale è vero, ma sicuramente avrà un incredibile successo e verrà in futuro copiata sia Roma, che in Italia tanto quanto all'estero.


00100 Pizza produce dei trapizzini ripieni dei piatti della cucina romana.

Ad esempio con la trippa alla romana, con salsicce e polpette, con la coratella, al garofolato (uno spezzatino ai chiodi di garofano), con pollo coi peperoni, e tanti altri.

C'è inoltre un’ampia scelta tra altre pizze, e ovviamente non potrebbero mancare ottimi arancini e supplì oltre ad un'attenta selezione di birre artigianali italiane ed estere.

00100 Pizza
Via Giovanni Branca 88
TESTACCIO
Tel 0643419624
Aperto lun-sab 12-22

7 ottobre 2008

Brunello: cronaca dell'incontro Ziliani vs Cav. Rivella

Venerdì scorso nell’aula magna storica dell’Università degli Studi di Siena si è tenuto un confronto senza esclusione di colpi fra il famoso giornalista Franco Ziliani (www.vinoalvino.org) e il Cav. Ezio Rivella, storico direttore generale delle cantine Banfi.
Il confronto si è tenuto dopo gli scandali di febbraio sul Brunello di Montalcino e la provocazione lanciata lo scorso giugno da Ziliani proprio nei confronti di Rivella viste le due opposte opinioni riguardo allo scandalo.


Molti produttori di Montalcino si stanno giocando l’identità del loro prodotto. Io ho dato un piccolo contributo (nel suo blog, ndr) per far emergere l’evidenza: sono in molti ad impugnare la purezza del sangiovese per poi fare altro in cantina. Erano anni che queste cose stavano sotto gli occhi di tutti.”, questo quanto ha affermato Ziliani all’inizio del dibattito.
In sostanza, a Montalcino e nell’mondo del vino in genere, negli anni ci sono stati troppi silenzi a partire dagli organi ufficiali di stampa fino ai produttori stessi. Tutti sapevano che qualcosa non andava, ma si continuava a pubblicizzare la purezza del sangiovese lucrando sul Brunello, mentre in cantina si faceva altro.

Rivella replica che si sta parlando di un vino che ha fatto la fortuna dei produttori così come è stato venduto. La sua posizione quindi è che il vino debba essere buono a prescindere dai disciplinari, è che è questo che fa il fatturato, non il rispetto delle regole.
E, provoca l’aula e tutta l’audience con l’affermazione che, nei mercati internazionali è il Brunello oggi sul banco degli imputati, tagliato con altre uve, ad essere stato il più apprezzato, non il Brunello che Ziliani si ostina a difendere, quello a base 100% Sangiovese. “ Il Brunello che ha conquistato il mondo non è quello di cui parla Ziliani: è l’Altro. Rimbocchiamoci le maniche, per il passato giudicheranno i tribunali. Per il futuro bisogna impostare un disciplinare elastico perché un sistema produttivo troppo complicato non è rispettabile dai produttori e non è comprensibile dai consumatori.”.
Un’ammissione quindi che i mercati internazionali hanno premiato con numeri impressionanti i Brunelli "migliorati" dall'uso di vitigni esclusi dal disciplinare, perché erano proprio come il gusto che il consumatore li voleva.
Quindi secondo il Cav. Rivella, tutto il caos odierno si sarebbe potuto evitare con una modifica all’attuale disciplinare, non più sangiovese in purezza per il Brunello DOCG, ma fino ad un 15% di un altro vitigno, perché sempre secondo Rivella il sangiovese, è sì un ottimo vitigno, ma deve essere arricchito perché spesso magro nella struttura e carente nel colore.

Anche secondo l’enologo Vittorio Fiore, spalla di Rivella nel dibattito, “il vitigno è importante ma non intoccabile, visto che i nostri disciplinari sono obsoleti e fanno acqua da tutte le parti“.

Sentiti esprimere questi concetti, anche con una certa arroganza da parte del cav. Rivella, nell’aula Magna la folla si schiera decisamente dalla parte di Ziliani.

Ziliani riprendendo la parola pone la questione sulle responsabilità dello scandalo.“La causa di tutto questo -afferma- sono stati quei produttori che non hanno rispettato le regole del gioco. La partita del Brunello si gioca secondo le regole del disciplinare scelte dai produttori: i problemi li hanno creati i furbetti delle vigne e delle cantine. Chi lo ha fatto nel 2003 l’avrà probabilmente fatto anche prima. E dopo. Non è giusto cambiare il disciplinare per mandare in prescrizione il reato.


Secondo l’enologo Fiore il problema delle DOC/DOCG è che oggi non sono più adeguate perché create negli anni Sessanta con disciplinari oramai superati. Per questo insiste Rivella bisognerebbe mettere la sfida sul piano commerciale, lasciando scegliere al consumatore quale Brunello acquistare, una volta permesso nel disciplinare il taglio del sangiovese.

Mentre in aula l’atmosfera è sempre più calda – anche per i modi non certo moderati di Rivella, a mio avviso definibili anche arroganti a volte – Ziliani, mantiene la sua posizione sostenendo che non ha senso cambiare la fisionomia del Brunello; il 15% di un altro uvaggio altererebbe e di molto l’anima di questo vino. Per altro si chiede “Se si apre la breccia con il Brunello siamo sicuri che poi il prossimo passo non sia di snaturare anche il Barolo? In questo modo volete la morte del vino. Uccidendo il Brunello piano piano tenterete di uccidere tutti gli altri grandi vini italiani.


Rivella riprende a rispondere in aula alle animate domande del pubblico che per lo più sono in linea con il POV di Ziliani e nonostante si sarebbe proseguiti ancora a lungo il moderatore per problemi di tempo dopo quasi 2 ore interrompe il dibattito.

1 ottobre 2008

La degustazione AIS 2 lustri dopo

Nel pomeriggio di venerdì 26/9 ho partecipato alla degustazione AIS presso l’Hotel Cavalieri Hilton a Roma, tenuta dal docente Paolo Lauciani, denominata DUE LUSTRI DOPO.

Una degustazione a dir poco interessantissima. Non solo per gli eccellenti vini bevuti che a seguire andrò a descrivere, quanto piuttosto per l’insegnamento che ne ho personalmente tratto. Se infatti dovessi descrivere con un singolo aggettivo l’incontro lo definirei costruttivo.
La degustazione si chiamava due lustri dopo perché metteva a confronto un vino di una recente produzione a confronto con la produzione di 10 anni prima.
Il confronto è stato fatto per 10 diversi vini, 4 bianchi e 6 rossi.


Quello che a mio avviso maggiormente è risaltato, tralasciando da parte - ripeto - la qualità dei vini scelti, è come in certi casi aprire un vino appena uscito sul mercato sia quasi uno spreco, sia come buttare i soldi investiti nell’acquisto.

Se è vero infatti che oggi giorno per avvicinarsi alla domanda i produttori maturano e affinano a lungo i loro vini presso le proprie aziende prima di metterli sul mercato, altrettanto certo è che alcuni rossi strutturati ma anche diversi bianchi corposi, necessitano di alcuni anni di affinamento ulteriore in cantina per dare poi il meglio di se.

Questi sono i casi che abbiamo verificato di persona alla degustazione dove vini giovani a base di sangiovese, un barolo “tradizionale”, l’amarone ma anche i bianchi barriquati hanno evidenziato la necessità di dover attendere del tempo ulteriore per trovare il loro pieno equilibrio.

Anche in un ristorante quindi in questi casi o si ritrova una carta dei vini sufficientemente ampia da avere annate di qualche tempo addietro per questi eccellenti vini – rischiando però a quel punto un costo non indifferente - o si rischia di non godersi ne il vino acquistato ne forse neanche il piatto, che magari il tannino spigoloso prevarica.

Veniamo all’eccellente degustazione.
Questi in ordine i vini degustati:

1. Villa Bucci - Verdicchio dei Castelli di Jesi Villa Bucci Riserva 1996 – 2005
2. Ca’ del Bosco - Terre di Franciacorta Chardonnay 1995 - 2004
3. Antinori - Cervaro della Sala 1996 - 2005
4. Gaja - Langhe Sauvignon Alteni di Brassica 1996 - 2005
5. Falesco – Montiano 1996 – 2005
6. Fontodi - Flaccianello della Pieve 1995 - 2004
7. Tasca d’Almerita – Contea di Sclafani Cabernet Sauvignon 1996 – 2005
8. Antoniolo - Gattinara Osso San Grato 1995 - 2004
9. Massolino - Barolo Vigna Rionda Riserva 1990 – 1999

10. Speri - Amarone della Valpolicella Classico Vigneto Monte Sant’Urbano 1991 - 2000



Per i bianchi la sequenza è stata prima il “giovane” poi l’”anziano”, per i rossi viceversa.


1) Il Verdicchio ha una storia particolare: conosciamo tutti la famosa bottiglia a forma di anfora con un vinello al suo interno che ha girato il mondo. Purtroppo inevitabilmente la considerazione che il vitigno ne ha ricevuto non è stata fra le più positive, anzi, e solo negli ultimi anni con il duro lavoro di alcune serie aziende vi si sta ponendo rimedio. Villa Bucci è una di queste e il Dr. Amplio Bucci insieme al suo enologo Giorgio Grai, ha scommesso decisamente sul Verdicchio, applicando le colture biologiche e facendone un vino elegante senza però snaturarlo dalle caratteristiche del vitigno.

Uve vendemmiate in cinque differenti vigne molto vecchie, oltre 40 anni, vinificate separatamente e successivamente assemblate per produrre sia la versione base che la Riserva. Il Riserva è prodotto solo nella annate migliori, affinato in botti grandi di Slovenia vecchie di 50 anni per microossigenare il vino per un anno.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva DOC - Villa Bucci 2005
Splendido dorato con riflessi verde oro e di grande limpidezza e brillantezza. Al naso molto pulito, di grande finezza ed eleganza, ricco di profumi fruttati di frutta esotica, susina, pesca gialla, melone, erbe aromatiche, note di nocciola, il tutto abbracciato da una nota di pietra focaia. In bocca conferma la propria eleganza. Gustosa sensazione minerale che deriva dall’utilizzo delle botti di legno grande. Salivazione appagante derivante dalla succulenta sapidità, una PAI lunghissima, soprattutto per la parte minerale e un’incredibile corrispondenza al naso. Vino ricchissimo.
Un vino tradizionale ma di modernità straordinaria da abbinare a piatti importanti, anche con abbinamento mare/terra.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva DOC - Villa Bucci 1996
11 anni ma non li dimostra. Dorato. Impronta minerale decisa. Al naso prevalgono note di miele, erbe aromatiche essiccate: maggiorana, dragoncello. Poi frutta secca: dattero, albicocche, fichi.
Sapido al gusto, equilibrati e d’ottima persistenza gustativa, quasi ormai un vino da meditazione

2) Ca' del Bosco. Oggi l'azienda di Erbusco dispone di 150 ettari vitati, e produce circa un milione di bottiglie l’anno. Questo vino fermo nasce nel 1983, ed ha la fama di essere fra i più longevi bianchi italiani presenti sul mercato.

Terre di Franciacorta Chardonnay 2004 - Ca' del Bosco
La versione 2004 è ancora giovanissima.
Dal colore paglierino, , molto chiaro, con sfumature giallo verdolino, più chiaro del Cervaro. Nota tostata ma leggera. Di impronta internazionale . Al naso prevalgono d’impatto aromi intensi ed eleganti di frutta esotica: papaia, melone, ananas, banana, frutto della passione integrato con legno e burro fuso. Al gusto è caldo, con una buona acidità e un’ottima corrispondenza gusto-olfattiva. Da attendere per persistenza maggiore.

Terre di Franciacorta Chardonnay 1995 - Ca' del Bosco
Dal colore dorato abbastanza intenso. Al naso dall’intensa mineralità, con frutta secca, erbe aromatiche, zenzero, pepe bianco. Dalla sorprendente integrità, sapido, e decisamente fresco. Nel finale emerge la nota speziata della barrique. Bevibile ma non omogeneo come gli altri vini di 2 lustri fa.
Da abbinare a Pesce arrosto, Carne saltata, Carne bianca arrosto, paste ripiene, formaggi freschi

3) Il Cervaro della Sala fa parte della gamma dei bianchi di Antinori prodotta in Umbria.
Con la consulenza di Cotarella nella località Sala, nei pressi di Orvieto, sono state cambiate le vigne inserendo Chardonnay e Grechetto vitigno con un importante legame con il territorio. Il vino è quindi un blend ottenuto da due vinificazioni separate, fermenta in barrique nuove di Troncais e Allier. Regge bene l’invecchiamento anche per periodo di 10 anni.

Cervaro della Sala 2005 – Castello della Sala
Paglierino con riflessi dorati intensi. Ancora leggermente squilibrato con la nota vanigliata che si sente ancora eccessivamente. Il legno è troppo dominante oggi. Ananas, pera e agrumi maturi sono i frutti che emergono. Burro fuso fra le note tostate. E’ penalizzata la mineralità dalla polpa prevaricante.
Al gusto la prima sensazione è una sferzata di freschezza da integrarsi ancora con il resto del vino. Nel finale prevaricante ancora la barrique. Ha bisogno di tempo per equilibrarsi. Persistenza lunga ma segnata dalla barrique.

Cervaro della Sala 1996 – Castello della Sala
Colore oro carico, avvolgente e completo al naso denota subito profumi terziari: funghi, frutta secca, note di tostatura; mandorla. Leggero miele in subordine. Al gusto c’è una nota sapida importante che viene fuori con il giusto sapore di vaniglia. Persistenza importante.

4) Da parte di Angelo Gaja, la vigna fu impiantata a Sauvignon Blanc nel 1983, e il suo nome deriva da Alteni, un piccolo muro di pietra che circonda il perimetro dell’area e Brassica, il fiore giallo che ricopre la vigna durante la primavera. E’ fermentato in vasche d’acciaio a temperatura controllata per 4 settimane e fatto quindi maturare per 6 mesi in barrique

Langhe Sauvignon Alteni Brassica 2004
Paglierino con riflessi dorati, tipici dei Sauvignon che passano 6/8 mesi in barrique.
Con eleganti profumi diversi da quanto ci si attenderebbe dal vitigno in quanto le note vegetali tipiche del Sauvignon sono in subordine. Il suo bouqet combina una delicata nota erbacea a note fruttate di pesca bianca e leggere note agrumate, ma prevale su tutto la forte impronta minerale con un legno perfettamente bilanciato.
Al gusto immediata sensazione affumicata.
Vino ancora leggermente slegato le cui sensazioni arrivano a scaglioni, ma è un vino con un’eccellente potenzialità di invecchiamento.

Langhe Sauvignon Alteni Brassica 1996
L’evoluzione del colore nel decennio è quasi inesistente. Sembra più Sauvignon della bottiglia del 2004. Profumi vegetali di salvia, uva spina. Al gusto struttura densa e corpo ben bilanciato, supportato da un’acidità perfettamente integrata, un tono minerale deciso e una lunghissima persistenza. Un vino eccellente.

5) Il Montiano è nato quasi per caso negli anni ’90 dopo che l’azienda di Renzo e Riccardo Cotarella avevano valorizzato il principale vino dei Montefiascone, l’Est! Est!! Est!!!.
I vigneti, con una densità di 4200 ceppi per ettaro e una resa media di 45 quintali per ettaro sono localizzati presso Montefiascone, Tarquinia e Castiglione in Teverina.

Montiano 2005 – Falesco
Figlio di un annata importante avrà un bello sviluppo. Un merlot limpido, dal tipico colore rosso rubino scuro e profondo. E’ vivace al naso, con profumi di frutta fresca, ciliegia matura, more, con una nota di vaniglia, cioccolato gianduia ed una punta di liquirizia ad accompagnare il tutto. Al gusto il tannino risulta ancora leggermente astringente ma ben equilibrato. Lungo nel finale. Da attendere ancora qualche anno.

Montiano 1996 – Falesco
Dal colore granato. Olfatto ricco di profumi terziari: humus, note di tabacco, terra bagnata, fiori appassiti, cuoio, frutta secca.
In bocca è rotondo e morbido, vellutato con una nota gustativa dove ritorna migliore che al naso la nota fruttata. Persistenza eccezionale.
Da abbinare a piatti riccamente speziati, con preferenza per la cacciagione (selvaggina da piuma).

6) Tasca d’Almerita è tra le primissime realtà enologiche della Sicilia e il suo Cabernet Sauvignon è stato il primo fra i grandi rossi da vitigni alloctoni prodotti in Sicilia. Realizzato con CS in purezza in vigneti mediamente a 500 SLM. La vinificazione dura 20gg con il successivo utilizzo di barrique di Allier e Troncais per 18 mesi

Contea di Sclafani DOC Cabernet Sauvignon 2005 - Tasca d'Almerita
Dal colore rubino intenso, impenetrabile. Al naso profumi di macchia mediterranea fra le quali si distinguono corbezzolo e rosmarino, che con gli anni evolverà in note balsamiche. Note di frutta fresca con un aroma salmastro nel complesso.
Impronta vanigliata ancora eccessiva. Deve ancora essere lasciato affinare. Un peccato averlo aperto. Nel finale accenni di amaro.

Contea di Sclafani DOC Cabernet Sauvignon 1996 - Tasca d'Almerita
Granato vivo, lucido. Al naso profumi di menta, eucalipto, cannella. Note balsamiche ben in evidenza. Delicati aromi di confettura. Pepe rosa. Al gusto un vino di corpo e bella struttura. Una bella impronta e dal sapore ricco accompagnato da una sapidità importante. Sembra di aver mangiato una caramella alla menta

7) Il Flaccianello della Pieve è uno fra i più classici Supertuscans chiantigiani a base di sangiovese in purezza. Le viti di oltre 30 anni dell’azienda Fontodi da cui è prodotto sono dislocate a circa 400mt slm in una zona chiamata “la conca d’oro”, una specie di eden di 65ha con terreno di Galestro, nella zona fresca del Chianti vicino Panzano.
Vendemmiate manualmente le uve sono fatte fermentare e macerare a temperatura controllata per 18 giorni, quindi maturate in barriques di Allier e Troncais per 18 mesi. In seguito affinato per i successivi 12 mesi in bottiglia per fargli esprimere al meglio il suo potenziale.

Flaccianello della Pieve 2004 - Tenuta Fontodi
Rosso rubino luminoso dai riflessi violacei. Al naso ancora molto chiuso. Piccoli frutti fresca di sottobosco:, mora, lamponi, mirtillo. Spezie dolci come pepe accompagnate da note di vaniglia e tabacco da pipa. Viola. Pieno in bocca, rotondo, gustosissimo ma ancora con un tannino vivace, troppo compatto che necessita di arrotondamento. Vino giovane, scalpitante, ma che fa comunque prevedere un percorso evolutivo per almeno altri 15 anni .Un grande vino.

Flaccianello della Pieve 1995 - Tenuta Fontodi
Granato con un unghia quasi inesistente. Esame olfattivo evidenzia aromi di terziarizzazione: humus, pelle, cuoio, bouqet di fiori secchi, liquirizia. In bocca è potente ma equilibrato, dal sapore integro è sapido e decisamente gustoso. Tannino ancora poderoso, ma privo di asperità. La persistenza è notevole. Da abbinare a stufati alla chiantigiana.
L’ultima annata in commercio (il 2005 uscito sul mercato a Maggio) fra le migliori di sempre

8) Il Gattinara si produce nell’omonimo comune situato in provincia di Vercelli, dove il Nebbiolo è detto anche Spanna. "Osso S. Grato" è un cru che si estende su 5.5 ettari, dove i ceppi di Nebbiolo furono impiantati all’inizio degl’anni ’60 su terreni di origine vulcanica rivolti verso sud, la cui resa per ettaro è di 50 hl. Il vino è fatto maturare per 50 mesi in botte di rovere

Gattinara Osso San Grato 2004 - Antoniolo
Dal colore sembra un Pinot Nero, rubino con unghia granato. Al naso frutti di bosco, ribes, erbe fini, leggere note di corteccia. In bocca decisa frustata di acidità. E’ un vino giovane che promette bene, dal finale bellissimo.

Gattinara Osso San Grato 1995 - Antoniolo
Granata trasparente con sfumatura mattone. Al naso chiuso e un po’ timido con una leggera punta di ossidazione. Profumi di rosa appassita, liquirizia, goudron, caffè amaro.
Dall’acidità impressionante e importante mineralità. Tannino di grande finezza. E’ un vino di grande spessore. ma non immediato, per amanti-conoscitori.

9) Il Barolo Vigna Rionda è stato prodotto per la prima volta nel 1982, ed è un vino che Massolino consiglia di non toccare prima dei 10 anni. E’ una produzione limitata prodotta in un vigneto di poco più di 2ha, con vigne di 45 anni coltivate a guyot, con una densità di 5/6.000 piante ad ettaro, ed una resa di circa di 55 q.li/ha. La vinificazione avviene in acciaio con macerazioni tra i 25 e i 30 giorni ed il successivo invecchiamento dura per 6 anni, di cui 3 e ½ in botti di Slavonia e i restanti mesi in bottiglia prima di essere immesso sul mercato. Rende una produzione di più o meno 8.000 bottiglie

Barolo Riserva Vigna Rionda 1999 – Massolino
Colore granato. Profumi analoghi al ’90 ma più ovattati, discreti, ma meno ampi. Mancano le note di terziarizzazione e prevalgono profumi fruttati di mora, lampone, prugna e floreali di rosa ma ha un analoga linea aromatica. Elegante. Da amanti del nebbiolo. L’acidità,il tannino e alcol che alla bocca giungono in sequenza ti fanno capire che è necessario aspettarlo ancora.

Barolo Riserva Vigna Rionda 1990 – Massolino
Annata memorabile. Granato intenso. Naso bellissimo, molto elegante. Aromi intensi, puliti e raffinati che si aprono con note balsamiche in prevalenza. Emergono piano piano profumi floreale di rosa, aromi di tabacco, humus, liquirizia, caffè, cannella, china, rabarbaro e un accenno di mentolo.
Una consistenza gusto-olfattiva eccellente. In bocca è “fantastico”, ha una sensazione straordinaria di eleganza e finezza. Delicato, con un tannino esemplare ed una persistenza che dura minuti.

10) Il vigneto Monte Sant'Urbano a circa 230mt slm - nel comune di Fumane – si trova nel podere più prestigioso dell’azienda su di un terreno di origine vulcanica con un ottima esposizione solare. Le sue piante, con impianto a pergola veronese, hanno un'età media di 16 anni e si estende per una superficie di circa 10ha.
La vinificazione è effettuata dopo un appassimento di 120 giorni di Corvina Veronese (70%), Rondinella (25%), Corvinone (5%).in fruttaio nel mese di febbraio secondo il sistema tradizionale in rosso per 25 giorni a contatto con le bucce, con rimontaggi giornalieri.
Il vino è quindi fatto invecchiare 4 anni in botti di rovere di Slavonia di dimensione medio-grande e in tonneaux da 500 l. di rovere di Allier, cui segue un affinamento di ulteriori 12 mesi in bottiglia.

Amarone della Valpolicella classico vigneto Monte Sant'Urbano 2000 – Speri
Rubino intenso con riflessi granato. Naso molto chiuso che stenta a venire fuori. Frutta ma meno evidente che nel ’91. Note di ciliegia. Ancora leggermente squilibrato. Emerge subito al gusto la nota alcolica. Da aspettare. Indicato con secondi piatti robusti di carni rosse, cacciagione, ideale anche con i formaggi.

Amarone della Valpolicella classico vigneto Monte Sant'Urbano 1991 – Speri
Ha mantenuto il colore negli anni, tracce ancora rubino all’interno del granato serrato.
Profumi etereo di frutta appassita. Mallo di noce, marasca sottospirito, amarena, cioccolato, con una nota alcolica leggera che fa capolino. Sapore e gusto sono la prima cosa che vengono fuori all’assaggio. Corposo, caldo, avvolgente. Equilibrio straordinario sostenuto da una bellissima sapidità e acidità. Polposo, masticabile e di lunghissima persistenza. Vino importante e di rara eleganza.

29 settembre 2008

Teroldego Rotaliano 2003 - Foradori

Vitigni: Teroldego 100%
Titolo Alcol.: 13,5% - (14€)
Giudizio:

Il Teroldego Rotaliano di Foradori è un vino semplice, essenziale ed elegante. Nasce da una zona geografica ben delimitata, il Campo Rotaliano, incuneato fra le montagne nella Valle dell’Adige. Viene vinificato in recipienti metallici a temperatura controllata e poi maturato per 12 mesi in piccole botti di legno di quercia

Rosso rubino limpido di sorprendente bellezza.
E’ammaliante al naso con i suoi aromi netti e puliti. Emergono subito i profumi fruttati di piccoli frutti di bosco fra i quali la mora e il mirtillo sono i principali attori, accompagnati da toni di fiori rossi e accenni di spezie.
Al gusto ha un corpo di notevole carattere, una polpa fruttuosa e morbida, con una buona consistenza e dei tannini ben equilibrati. Ha una bellissima acidità e un finale lungo.

Costa circa 14,00€.

Da non farsi mai mancare in cantina visto l’ottimo rapporto qualità prezzo.
E’ un vino ottimo da abbinare ad arrosti di carni rosse e con la cacciaggione.

18 settembre 2008

I vini e i ristoranti della vacanza in Alto Adige

Durante l’estate ho trascorso le vacanze visitando l’Alto Adige
A seguire vi riporto alcuni dei ristoranti dove ho cenato con i vini bevuti.

In Val Pusteria, dove ho soggiornato nel primo periodo, assolutamente da menzionare due tappe.

La prima a Bressanone, il ristorante Oste Scuro (Finsterwirt). Si trova in vicolo del Duomo 3, a due passi dalla piazza principale. E’ un osteria storica ricavata in un antico edificio del XII sec. dall’ambiente tirolese arredato con mobili ed armi antiche ed un servizio impeccabile.

Abbiamo atteso qualche minuto, perché come al solito eravamo in anticipo sulla prenotazione assolutamente necessaria (soprattutto nel nostro caso visto che eravamo a Bressanone il pranzo di Ferragosto) ma alle 13:30 eccoci a sedere in un accoglientissima stube. La cucina è tradizionale con molte specialità Alto Atesine raffinate e di stagione e la carta dei vini è decisamente ben fornita.

Per accompagnare i ravioli ripieni di formaggio e verdura, i soufflè di canederli (un grosso canederlo dentro un cestino di pasta fillo adagiato su una crema di verza), il cosiddetto piatto del Papa – la sella di capriolo con composta mirtillo e finferli – e il carpaccio di cervo, abbiamo scelto un Pinot Nero Pigeno 2005 di Stroblhof.

E’ il vino della Stroblhof di più antica tradizione. Dal colore rubino delicato, al naso sono spiccati i profumi di amarena e frutta rossa in generale. Nonostante la giovane età in bocca presentava già tannini equilibrati. Un vino corposo e dalla lunga persistenza correttamente abbinato alle carni rosse che abbiamo mangiato.

Ristorante Voto 4
Vino Voto 3 e 1/2


La seconda tappa l’avevo prenotata con un mese di anticipo per esser certo di potervi festeggiare il mio compleanno.
Ristorante Schöneck, un due stelle Michelin a Falzes, per la precisione in Via Castello-Schöneck 11 Molini di Falzes 39030, un ristorante che prende il nome dal vicino Schloss-Schöneck (il castello) situato poco sopra.

Arriviamo puntuali e in questo caso per primi al ristorante e con estrema accoglienza veniamo fatti accomodare, non nella veranda panoramica in stile tirolese fine '800 ma nell’ambiente tipico ma allo stesso tempo elegante e romantico.della stube, tutta rivestita in legno, con la caratteristica stufa in maiolica.

La cucina dello Chef Baumgartner è “altoatesina creativa”, con ricette tradizionali e il ristorante ha inoltre una cantina di vini con oltre 500 etichette italiane e francesi, che sfoggiano immediatamente offrendoci un aperitivo a base di Spumante Arunda Blanc de Blanc’s Chardonnay, mooolto fine.

La cena ci rimarrà impressa a lungo nella memoria. Dopo un pre-appetizer offerto dal Maitre abbiamo optato per il menù degustazione composto da:

  • Antipasto misto formato da coniglio con cipolla in agrodolce, formaggio caprino con gelatina di pomodoro e spalla con funghi.
  • Uovo biologico su letto di spinaci con tartufo.
  • Ravioli di carruba ripieni di formaggio d’alpeggio e funghi gallinacci
  • Tasca di patate con funghi porcini
  • Tagliata di manzo con rosmarino
  • Mix di dolci: creme brulèe, gelato alla vaniglia speziato, torta al cioccolato su letto di fragole di bosco.
Il tutto accompagnato da quello che oramai all’unanimità dai degustatori e dagli esperti viene definito come il più grande Pinot Nero italiano: Hofstatter - BARTHENAU VIGNA S.URBANO 2002

E’ un vino COMPLESSO!!! Nel senso che è stato complicato, capirlo, definirlo, descriverlo. Un rubino cristallino con la trasparenza tipica dei Pinot Neri Altoatesini.
Al naso elegante ed intenso ma nell’immediato di difficile definizione, molto chiuso. Lasciato respirare sono saliti quindi al naso profumi di frutta rossa scura, amarene, ribes, lamponi, accompagnate da note di humus e aromi terziari… ma che fatica per distinguerli.
In bocca aveva un tannino finissimo, perfettamente levigato con un acidità elegante. Un Pinot nero decisamente ampio, avvolgente e molto persistente.

Ristorante Voto 5
Vino Voto 5


Lasciata la Val Pusteria, ci siamo recati per una settima in Val di Siusi da dove itinerando abbiamo visitato Bolzano e la Strada dei Vini che da Bolzano verso sud costeggia l’Adige, toccando le principali tappe di Cortaccia, Caldaro, Termeno, Appiano e Terlano.

Abbiamo visitato le aziende vitivinicole di
Tiefenbrunner, S. Michele Appiano ed Hofstatter facendo ovviamente acquisti.

Le vigne di Tiefenbrunner.












Le cantine di S. Michele Appiano

















Una tappa sicuramente da menzionare in questa settimana la birreria Hopfen & Co. in Piazza Erbe 17 a Bolzano.

L'osteria è un ambiente molto rustico ed accogliente diviso su tre piani, dove la birra artigianale fatta in casa scorre dalla cantina direttamente alla spina del banco.
E’ un osteria dotata anche di tavoli all'aperto in cui mangiare d'estate, anche se il giorno in cui abbiamo visitato la città pioveva a dirotto (abbiamo scelto la città anziché la montagna anche per questo) e quindi ci siamo chiusi dentro al caldo.

La sua cucina è regionale tipica, con piatti della tradizione e piatti caratteristici a base di birra come ad esempio la zuppa del birraiolo e la pasta di luppolo, i canederli alla birra, e il sorbetto di birra fatto in casa.

Osteria voto: 4
Birra artigianale di frumento voto: 4


Seconda tappa assolutamente da menzionare del periodo trascorso in Val di Siusi, il ristorante Sasseg, dal latino "saxus siccus" ovvero "sasso secco", sotto la montagna del Parco Nazionale dello Sciliar, per l’esattezza.in Via Sciliar, 9 - 39040 a Siusi allo Sciliar.

Un ambiente elegante e moderno, con un servizio di qualità grazie ad Inga che gestisce con classe e raffinatezza la sala.
Propone un eccellente cucina classica, con tocchi di caratteristiche Alto Atesine, a base di pesce, carne e selvaggina. La carta dei vini è eccellente con una selezione veramente curata di etichette.

La cena:
  • Capesante servite in tre modi
  • Medaglioni di pesce spada con tortino di pomodori e rucola
  • Crema di zucchine con spiedino di calamaretti
  • Risotto al prezzemolo e saltimbocca di coda di rospo
  • Filetto di San Pietro con finocchi e patate all’aneto
  • Filetto di Branzino su puré di sedano rapa e piccolo strudel di spinaci
Una cena ottima alla quale abbiamo abbinato il Riesling Falkenstein 2007 di Franz Pratzner, un vino giovane con delle nette note di idrocarburi ma dei profumi ancora poco espressi.
Lo abbiamo tirato fuori dal secchiello del ghiaccio perché a nostro avviso era troppo freddo così che aumentando leggermente la gradazione potessero emergere le sue note di idrocarburi, agrumi, pompelmo e spezie.
Al gusto era elegante, sapido, dalla decisa mineralità e con un acidità vibrante. Un po’ corta la persistenza. Lasciato qualche anno in più cantina avrebbe certamente avuto ottime evoluzioni. Un riesling della Val Venosta niente male però…

Ristorante voto: 5
Vino voto: 3 e 1/2

22 luglio 2008

Pietramarina 2005 e il tordo Matto

Vitigni: Carricante 100%
Titolo Alcol.: 12,5%
Giudizio:

Nasce da un territorio particolare ed è frutto di un vitigno autoctono, il Carricante, coltivato esclusivamente sull’Etna. E’ una varietà estremamente tardiva (seconda-terza decade di ottobre) con un contenuto di acidità totale moto elevato, allevata ad alberello su terreni sabbioso-vulcanici, in parte su piede franco, nel versante est dell'Etna presso Caselle, ad un’altitudine di circa 1000 metri SLM.

Alla vista si presenta con un colore giallo paglierino molto trasparente impreziosito da riflessi dorati. Al naso il suo ventaglio olfattivo è intenso e ampio ed esprime aromi puliti e raffinati, spaziando da un’insistente nota minerale di sfondo, a fiori di campo, seguiti da aromi fruttati di ananas e d’agrumi. Al palato ha una buona corrispondenza con il naso, un attacco fresco e la sua beva è trascinante grazie alla sapidità minerale e ad un importante acidità. Il finale è decisamente persistente con retrogusto ammandorlato.

Azienda Vinicola Benanti

L’ho bevuto ieri per accompagnare un eccellente pranzo nel ristorate di uno dei giovani chef emergenti d’Europa, Adriano Baldassarre: Il Tordo Matto a Zagarolo.

Adriano Baldassarre, ha iniziato la sua esperienza accanto ad Antonello Colonna a Labico, ha quindi proseguito allo Zafferano e alla Locanda Locatelli a Londra.
Circa un paio di anni fà ha quindi aperto il Tordo Matto, un delizioso, piccolo ristorante a conduzione familiare, nel centro storico di Zagarolo, ricavato in un antico forno.
Consiglio sempre la prenotazione per il numero limitato di coperti disponibili che contraddistinguono il locale e lo rendono tranquillo e piacevole anche in serate come a S. Valentino (altra occasione in cui l’ho frequentato), ed eravamo in 14 a riempire completamente il delizioso ristorante.

La sua cucina è caratterizzata da una particolare attenzione alla qualità delle materie prime, e dalla creatività, pur nel rispetto dei sapori e degli equilibri delle tradizionali ricette regionali
Per apprezzarla vale la pena provare:
Polpette di coda alla vaccinara
Cappuccino di baccalà (un must da non perdere!)
Cannolo croccante di burrata, trota e scalogno caramellato
Risotto di midollo, calamari e limone candito
Lavorando sulla carbonara
(un raviolo ripiedo di uovo
E per dolce…. pera e cioccolato.. a dir poco eccezionale!
Il servizio in sala è eccellente e ti fa sentire estremamente a tuo agio come fossi a casa tua

7 luglio 2008

Rancia 2004 e La Solita Zuppa

Ieri è stata una giornata da sogno
Ho lavorato. Di domenica. E da sogno la definisci??!? direte voi…
Ebbene sì perché sono stato pagato per quello che è il mio sogno lavorativo (vedi Nota Autore alto destra): fare fotografie.

La casa editrice inglese Blue Guide mi ha chiesto di fare una foto ad un opera del 1500 nel duomo di Chiusi per pubblicarla nella guida BlueGuideTuscany che uscirà in Ottobre (anche questa è una mia foto, ndr).


Visto che ero in Toscana ho poi pensato, cosa ci sarebbe stato di meglio che ribaltare l’incasso della giornata lavorativa fermandosi a mangiare presso la pluripremiata (da Osterie d’Italia - Ed. Slow Food) osteria del luogo La Solita Zuppa accompagnando l’ottimo pranzo con un fantastico Fèlsina Chianti Classico Riserva Rancia 2004

Nulla! Questa si che è vita da sogno… fare un lavoro che piace e bere un vino che piace altrettanto!

Fattoria di Fèlsina è una proprietà con un lungo passato ma è grazie all’intraprendenza di Domenico Poggiali, imprenditore ravennate, che ha acquistato Fèlsina nel 1966 e alla valorizzazione realizzata con il magistrale lavoro del genero Giuseppe Mazzacolin e la consulenza di Franco Bernabei che Fèlsina è divenuta una delle aziende vitivinicole di più alta qualità nel Chianti.
Nel suo complesso la Fattoria si sviluppa su un’estensione di 485 Ha di cui 87 consacrati alla vigna, alla media di 380m s.l.m.(da 350 a 420 mt).

Tornando al lontano passato, Fèlsina rivela storie affascinanti. Già presente nel XII secolo, in questa proprietà, o Grancia (da cui “Rancia”), sorgevano una volta, lungo la strada, un insieme di edifici di accoglienza gestiti da monaci benedettini che si occupavano delle necessità dei pellegrini malati e sfiniti che passavano per la strada de rancia. Monaci che per gestire le proprie produzioni agricole e i propri bilanci economici lavoravano in associazione ad uno dei maggiori complessi ospedalieri dell’Europa di quel periodo storico: il vicino ospedale di Santa Maria della Scala a Siena.

La Fattoria di Felsina, si trova nella Toscana centrale, tra la dorsale appenninica ed il Mar Tirreno, nel margine sud-orientale della zona di produzione del Chianti Classico, subito sopra Castelnuovo Berardenga, a pochi km da Siena, le cui mura medioevali sono facilmente visibili dai vigneti di Fèlsina.
E’ situata in pratica tra le ultime propaggini dei monti del Chianti e la parte iniziale della valle dell’Ombrone dove una strada antica segna il confine amministrativo e geologico fra il Chianti Classico da una parte, e le Crete Senesi dall’altra. Per questo motivo e da questa situazione Fèlsina trae la sua identità, l’identità di una “terra di frontiera”.


I suoi terreni sono infatti estremamente eterogenei: di natura calcareo-petrosa (alberese) con predominanza di marna nelle zone del Chianti; oppure composti da arenarie e argilla, con terre sabbiose mescolate a sedimenti marini ricchi di minerali, nella zone delle Crete
I vigneti sono orientati quasi interamente a sud sud-ovest, posti su declivi ventilati e durante le abituali siccità estive la calda e asciutta influenza del Tirreno favorisce una maturazione completa e uniforme delle uve. I vitigni - aventi una resa per Ha è sempre inferiore al disciplinare di produzione - sono della varietà Sangiovese, originaria del Chianti Classico, con bassa produttività e un alto livello di sostanze estrattive della buccia. E’ costante la salvaguardia e la valorizzazione del Sangiovese di Fèlsina tanto da poter indicare questi vigneti come veri e propri “crus”.

Strada Chiantigiana 484, Castelnuovo Berardenga
Tel: +39 057 735 5117
Fax: +39 057 735 5651
Internet:
www.felsina.it

Nel Comune di Castelnuovo Berardenga, a NE di Siena, ad un’altitudine di 400 m, bene esposto a Sud, una superficie di circa 6 ettari di vigneto , lavorato a guyoy con 5400 ceppi per ha e una resa non superiore ai 45 hl/l, è dedicata alla produzione del Fèlsina Chianti Classico Riserva Rancia. Il terreno è macigno di arenarie quarzose, sabbie stratificate, alberese misto a pillola alluvionale con la presenza di Galestro sulla parte più alta. La raccolta avviene manualmente e la vinificazione prevede una macerazione 12/15 giorni con follature automatiche programmate giornalmente. La svinatura avviene quasi a fine fermentazione a cui segue a Marzo/Aprile il passaggio in botti di rovere di piccola e media capacità per circa 12/18 mesi di maturazione.


Vitigni: Sangiovese 100% - Titolo Alcol.: 13,5% - (28€) - Giudizio:

E’ un vino eccellente che rispecchia in pieno la tipicità di queste zone, in poche parole, un vino da non farsi scappare, perché non solo lo si può definire come uno dei cavalli di battaglia della produzione Fèlsina, ma anche come uno dei migliori Chianti Classici prodotti in tutta la Toscana.
Il 2004 peraltro è stata anche una grande annata e nonostante sia appena pronto, con un bouquet appena all'inizio della sua espansione, già promette un grande futuro, impressionando per la sua ricchezza olfattiva e per la persistenza al gusto.

Ha un colore rubino profondo, brillante e consistente. Al naso intenso ed elegante. Aprono subito profumi fruttati preponderanti di amarena e ciliegie sotto spirito, accompagnate da viola, accenni di liquirizia, una leggera cannella, cuoio, pepe nero e decise note balsamiche e la netta mineralità dell’humus, del sottobosco a rappresentare il terreno che si respira attraverso il vino.

Al palato è imperioso, potente, morbido e avvolgente con le note di frutta e di terra che coprono l’alcol, che quasi non si sente, e i tannini, sono si presenti, ma per nulla scontrosi, come ci si attenderebbe da un sangiovese ancora giovane. Una PAI lunghissima con retrogusto olfattivo di liquirizia, cuoio, frutti rossi e spezie. E’ in definitiva un vino tendente all'equilibrio, di qualità quasi eccellente.
Con carni rosse, sia arrosto sia brasate o in umido, agnello, cacciagione di pelo e altri piatti saporiti.

3 luglio 2008

INAMA - Soave DOC Classico Superiore Vigneto Du Lot 2005

Alla serata di fine stagione con il mio gruppo di amici corsisti, prima di chiudere il giorno successivo alla festa dell'AIS all'Hilton di Roma, ho scelto di portare questo bianco pluri-premiato.

Vitigni: Garganega 100%
Titolo Alcol.: 13,5% - (18€)
Giudizio:

Cinque grappoli, tre bicchieri e cinque bottiglie.

Quest’anno il SOAVE CLASSICO VIGNETO DU LOT 2005 si è aggiudicato, rispettivamente da parte di Duemilavini, Gambero Rosso e l'Espresso, il più alto riconoscimento.
E il DU LOT 2005 è indubbiamente un vino eccellente oltre che senz’altro particolare.

E’ prodotto con il 100% d’uva Garganega proveniente da un singolo vigneto di nuova concezione e di recente messa a dimora, il cui nome deriva da un vecchio portainnesto ( Rupestris du Lot ) sul quale sono state innestate le viti, situato sul Monte Foscarino a 200 s.l.m.
Il Monte Foscarino si trova nell'unico sistema interamente vulcanico dell’Italia settentrionale, l'area del Soave Classico. Questo terreno basalto-lavico conferisce all'uva profumi unici, note aromatiche particolari accanto ai classici profumi floreali, conferendole inoltre caratteristiche di potenza, persistenza dell'aroma, e unicità del bouquet. La superficie vitata di 2 ha è esposta a S-SO con un sistema d’allevamento di guyot e pergola e densità è di 1.000 piante per ettaro.

Anche la vinificazione ha le sue caratteristiche tipiche che la contraddistinguono in quanto dopo la vendemmia manuale, che avviene di solito con le uve surmature, l'uva viene diraspata e subisce una breve macerazione pellicolare di circa 4-8 ore. In seguito avviene una stabulazione del mosto a freddo per circa 36 ore prima di far partire la fermentazione alcolica. Sia questa che la successiva fermentazione malolattica avvengono in barrique nuove. Quindi il vino rimane sui lieviti per circa 8 mesi non subendo alcun tipo di travaso ma solo esclusivamente batonnage ogni 6 settimane. Non è utilizzato nessun agente per collaggio o chiarifica prima dell'imbottigliamento ma solamente sgrossatura e imbottigliamento. Dopo essere stato imbottigliato il vino riposa infine alcuni mesi in cantina prima di essere messo in commercio.

Il risultato di questo particolare processo è un vino dal colore giallo paglierino intenso con toni dorati, cristallino e molto luminoso. Naso intrigante e complesso. Si percepisce l'apporto del legno che non cela per niente però le note di miele, i profumi dolci di frutta esotica, di banana, gli aromi di nocciola, frutta candita, camomilla. Note di fiori di campo, di resine e minerali.
Al gusto è subito ampio e pieno, morbido. Bilanciato dalla giusta acidità, ricordi di frutta matura nella retrolfattiva e in chiusura toni di mandorla ad accompagnare il lungo finale.

Inama Giuseppe
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E-mail: inama@inamaaziendaagricola.it