1 ottobre 2008

La degustazione AIS 2 lustri dopo

Nel pomeriggio di venerdì 26/9 ho partecipato alla degustazione AIS presso l’Hotel Cavalieri Hilton a Roma, tenuta dal docente Paolo Lauciani, denominata DUE LUSTRI DOPO.

Una degustazione a dir poco interessantissima. Non solo per gli eccellenti vini bevuti che a seguire andrò a descrivere, quanto piuttosto per l’insegnamento che ne ho personalmente tratto. Se infatti dovessi descrivere con un singolo aggettivo l’incontro lo definirei costruttivo.
La degustazione si chiamava due lustri dopo perché metteva a confronto un vino di una recente produzione a confronto con la produzione di 10 anni prima.
Il confronto è stato fatto per 10 diversi vini, 4 bianchi e 6 rossi.


Quello che a mio avviso maggiormente è risaltato, tralasciando da parte - ripeto - la qualità dei vini scelti, è come in certi casi aprire un vino appena uscito sul mercato sia quasi uno spreco, sia come buttare i soldi investiti nell’acquisto.

Se è vero infatti che oggi giorno per avvicinarsi alla domanda i produttori maturano e affinano a lungo i loro vini presso le proprie aziende prima di metterli sul mercato, altrettanto certo è che alcuni rossi strutturati ma anche diversi bianchi corposi, necessitano di alcuni anni di affinamento ulteriore in cantina per dare poi il meglio di se.

Questi sono i casi che abbiamo verificato di persona alla degustazione dove vini giovani a base di sangiovese, un barolo “tradizionale”, l’amarone ma anche i bianchi barriquati hanno evidenziato la necessità di dover attendere del tempo ulteriore per trovare il loro pieno equilibrio.

Anche in un ristorante quindi in questi casi o si ritrova una carta dei vini sufficientemente ampia da avere annate di qualche tempo addietro per questi eccellenti vini – rischiando però a quel punto un costo non indifferente - o si rischia di non godersi ne il vino acquistato ne forse neanche il piatto, che magari il tannino spigoloso prevarica.

Veniamo all’eccellente degustazione.
Questi in ordine i vini degustati:

1. Villa Bucci - Verdicchio dei Castelli di Jesi Villa Bucci Riserva 1996 – 2005
2. Ca’ del Bosco - Terre di Franciacorta Chardonnay 1995 - 2004
3. Antinori - Cervaro della Sala 1996 - 2005
4. Gaja - Langhe Sauvignon Alteni di Brassica 1996 - 2005
5. Falesco – Montiano 1996 – 2005
6. Fontodi - Flaccianello della Pieve 1995 - 2004
7. Tasca d’Almerita – Contea di Sclafani Cabernet Sauvignon 1996 – 2005
8. Antoniolo - Gattinara Osso San Grato 1995 - 2004
9. Massolino - Barolo Vigna Rionda Riserva 1990 – 1999

10. Speri - Amarone della Valpolicella Classico Vigneto Monte Sant’Urbano 1991 - 2000



Per i bianchi la sequenza è stata prima il “giovane” poi l’”anziano”, per i rossi viceversa.


1) Il Verdicchio ha una storia particolare: conosciamo tutti la famosa bottiglia a forma di anfora con un vinello al suo interno che ha girato il mondo. Purtroppo inevitabilmente la considerazione che il vitigno ne ha ricevuto non è stata fra le più positive, anzi, e solo negli ultimi anni con il duro lavoro di alcune serie aziende vi si sta ponendo rimedio. Villa Bucci è una di queste e il Dr. Amplio Bucci insieme al suo enologo Giorgio Grai, ha scommesso decisamente sul Verdicchio, applicando le colture biologiche e facendone un vino elegante senza però snaturarlo dalle caratteristiche del vitigno.

Uve vendemmiate in cinque differenti vigne molto vecchie, oltre 40 anni, vinificate separatamente e successivamente assemblate per produrre sia la versione base che la Riserva. Il Riserva è prodotto solo nella annate migliori, affinato in botti grandi di Slovenia vecchie di 50 anni per microossigenare il vino per un anno.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva DOC - Villa Bucci 2005
Splendido dorato con riflessi verde oro e di grande limpidezza e brillantezza. Al naso molto pulito, di grande finezza ed eleganza, ricco di profumi fruttati di frutta esotica, susina, pesca gialla, melone, erbe aromatiche, note di nocciola, il tutto abbracciato da una nota di pietra focaia. In bocca conferma la propria eleganza. Gustosa sensazione minerale che deriva dall’utilizzo delle botti di legno grande. Salivazione appagante derivante dalla succulenta sapidità, una PAI lunghissima, soprattutto per la parte minerale e un’incredibile corrispondenza al naso. Vino ricchissimo.
Un vino tradizionale ma di modernità straordinaria da abbinare a piatti importanti, anche con abbinamento mare/terra.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva DOC - Villa Bucci 1996
11 anni ma non li dimostra. Dorato. Impronta minerale decisa. Al naso prevalgono note di miele, erbe aromatiche essiccate: maggiorana, dragoncello. Poi frutta secca: dattero, albicocche, fichi.
Sapido al gusto, equilibrati e d’ottima persistenza gustativa, quasi ormai un vino da meditazione

2) Ca' del Bosco. Oggi l'azienda di Erbusco dispone di 150 ettari vitati, e produce circa un milione di bottiglie l’anno. Questo vino fermo nasce nel 1983, ed ha la fama di essere fra i più longevi bianchi italiani presenti sul mercato.

Terre di Franciacorta Chardonnay 2004 - Ca' del Bosco
La versione 2004 è ancora giovanissima.
Dal colore paglierino, , molto chiaro, con sfumature giallo verdolino, più chiaro del Cervaro. Nota tostata ma leggera. Di impronta internazionale . Al naso prevalgono d’impatto aromi intensi ed eleganti di frutta esotica: papaia, melone, ananas, banana, frutto della passione integrato con legno e burro fuso. Al gusto è caldo, con una buona acidità e un’ottima corrispondenza gusto-olfattiva. Da attendere per persistenza maggiore.

Terre di Franciacorta Chardonnay 1995 - Ca' del Bosco
Dal colore dorato abbastanza intenso. Al naso dall’intensa mineralità, con frutta secca, erbe aromatiche, zenzero, pepe bianco. Dalla sorprendente integrità, sapido, e decisamente fresco. Nel finale emerge la nota speziata della barrique. Bevibile ma non omogeneo come gli altri vini di 2 lustri fa.
Da abbinare a Pesce arrosto, Carne saltata, Carne bianca arrosto, paste ripiene, formaggi freschi

3) Il Cervaro della Sala fa parte della gamma dei bianchi di Antinori prodotta in Umbria.
Con la consulenza di Cotarella nella località Sala, nei pressi di Orvieto, sono state cambiate le vigne inserendo Chardonnay e Grechetto vitigno con un importante legame con il territorio. Il vino è quindi un blend ottenuto da due vinificazioni separate, fermenta in barrique nuove di Troncais e Allier. Regge bene l’invecchiamento anche per periodo di 10 anni.

Cervaro della Sala 2005 – Castello della Sala
Paglierino con riflessi dorati intensi. Ancora leggermente squilibrato con la nota vanigliata che si sente ancora eccessivamente. Il legno è troppo dominante oggi. Ananas, pera e agrumi maturi sono i frutti che emergono. Burro fuso fra le note tostate. E’ penalizzata la mineralità dalla polpa prevaricante.
Al gusto la prima sensazione è una sferzata di freschezza da integrarsi ancora con il resto del vino. Nel finale prevaricante ancora la barrique. Ha bisogno di tempo per equilibrarsi. Persistenza lunga ma segnata dalla barrique.

Cervaro della Sala 1996 – Castello della Sala
Colore oro carico, avvolgente e completo al naso denota subito profumi terziari: funghi, frutta secca, note di tostatura; mandorla. Leggero miele in subordine. Al gusto c’è una nota sapida importante che viene fuori con il giusto sapore di vaniglia. Persistenza importante.

4) Da parte di Angelo Gaja, la vigna fu impiantata a Sauvignon Blanc nel 1983, e il suo nome deriva da Alteni, un piccolo muro di pietra che circonda il perimetro dell’area e Brassica, il fiore giallo che ricopre la vigna durante la primavera. E’ fermentato in vasche d’acciaio a temperatura controllata per 4 settimane e fatto quindi maturare per 6 mesi in barrique

Langhe Sauvignon Alteni Brassica 2004
Paglierino con riflessi dorati, tipici dei Sauvignon che passano 6/8 mesi in barrique.
Con eleganti profumi diversi da quanto ci si attenderebbe dal vitigno in quanto le note vegetali tipiche del Sauvignon sono in subordine. Il suo bouqet combina una delicata nota erbacea a note fruttate di pesca bianca e leggere note agrumate, ma prevale su tutto la forte impronta minerale con un legno perfettamente bilanciato.
Al gusto immediata sensazione affumicata.
Vino ancora leggermente slegato le cui sensazioni arrivano a scaglioni, ma è un vino con un’eccellente potenzialità di invecchiamento.

Langhe Sauvignon Alteni Brassica 1996
L’evoluzione del colore nel decennio è quasi inesistente. Sembra più Sauvignon della bottiglia del 2004. Profumi vegetali di salvia, uva spina. Al gusto struttura densa e corpo ben bilanciato, supportato da un’acidità perfettamente integrata, un tono minerale deciso e una lunghissima persistenza. Un vino eccellente.

5) Il Montiano è nato quasi per caso negli anni ’90 dopo che l’azienda di Renzo e Riccardo Cotarella avevano valorizzato il principale vino dei Montefiascone, l’Est! Est!! Est!!!.
I vigneti, con una densità di 4200 ceppi per ettaro e una resa media di 45 quintali per ettaro sono localizzati presso Montefiascone, Tarquinia e Castiglione in Teverina.

Montiano 2005 – Falesco
Figlio di un annata importante avrà un bello sviluppo. Un merlot limpido, dal tipico colore rosso rubino scuro e profondo. E’ vivace al naso, con profumi di frutta fresca, ciliegia matura, more, con una nota di vaniglia, cioccolato gianduia ed una punta di liquirizia ad accompagnare il tutto. Al gusto il tannino risulta ancora leggermente astringente ma ben equilibrato. Lungo nel finale. Da attendere ancora qualche anno.

Montiano 1996 – Falesco
Dal colore granato. Olfatto ricco di profumi terziari: humus, note di tabacco, terra bagnata, fiori appassiti, cuoio, frutta secca.
In bocca è rotondo e morbido, vellutato con una nota gustativa dove ritorna migliore che al naso la nota fruttata. Persistenza eccezionale.
Da abbinare a piatti riccamente speziati, con preferenza per la cacciagione (selvaggina da piuma).

6) Tasca d’Almerita è tra le primissime realtà enologiche della Sicilia e il suo Cabernet Sauvignon è stato il primo fra i grandi rossi da vitigni alloctoni prodotti in Sicilia. Realizzato con CS in purezza in vigneti mediamente a 500 SLM. La vinificazione dura 20gg con il successivo utilizzo di barrique di Allier e Troncais per 18 mesi

Contea di Sclafani DOC Cabernet Sauvignon 2005 - Tasca d'Almerita
Dal colore rubino intenso, impenetrabile. Al naso profumi di macchia mediterranea fra le quali si distinguono corbezzolo e rosmarino, che con gli anni evolverà in note balsamiche. Note di frutta fresca con un aroma salmastro nel complesso.
Impronta vanigliata ancora eccessiva. Deve ancora essere lasciato affinare. Un peccato averlo aperto. Nel finale accenni di amaro.

Contea di Sclafani DOC Cabernet Sauvignon 1996 - Tasca d'Almerita
Granato vivo, lucido. Al naso profumi di menta, eucalipto, cannella. Note balsamiche ben in evidenza. Delicati aromi di confettura. Pepe rosa. Al gusto un vino di corpo e bella struttura. Una bella impronta e dal sapore ricco accompagnato da una sapidità importante. Sembra di aver mangiato una caramella alla menta

7) Il Flaccianello della Pieve è uno fra i più classici Supertuscans chiantigiani a base di sangiovese in purezza. Le viti di oltre 30 anni dell’azienda Fontodi da cui è prodotto sono dislocate a circa 400mt slm in una zona chiamata “la conca d’oro”, una specie di eden di 65ha con terreno di Galestro, nella zona fresca del Chianti vicino Panzano.
Vendemmiate manualmente le uve sono fatte fermentare e macerare a temperatura controllata per 18 giorni, quindi maturate in barriques di Allier e Troncais per 18 mesi. In seguito affinato per i successivi 12 mesi in bottiglia per fargli esprimere al meglio il suo potenziale.

Flaccianello della Pieve 2004 - Tenuta Fontodi
Rosso rubino luminoso dai riflessi violacei. Al naso ancora molto chiuso. Piccoli frutti fresca di sottobosco:, mora, lamponi, mirtillo. Spezie dolci come pepe accompagnate da note di vaniglia e tabacco da pipa. Viola. Pieno in bocca, rotondo, gustosissimo ma ancora con un tannino vivace, troppo compatto che necessita di arrotondamento. Vino giovane, scalpitante, ma che fa comunque prevedere un percorso evolutivo per almeno altri 15 anni .Un grande vino.

Flaccianello della Pieve 1995 - Tenuta Fontodi
Granato con un unghia quasi inesistente. Esame olfattivo evidenzia aromi di terziarizzazione: humus, pelle, cuoio, bouqet di fiori secchi, liquirizia. In bocca è potente ma equilibrato, dal sapore integro è sapido e decisamente gustoso. Tannino ancora poderoso, ma privo di asperità. La persistenza è notevole. Da abbinare a stufati alla chiantigiana.
L’ultima annata in commercio (il 2005 uscito sul mercato a Maggio) fra le migliori di sempre

8) Il Gattinara si produce nell’omonimo comune situato in provincia di Vercelli, dove il Nebbiolo è detto anche Spanna. "Osso S. Grato" è un cru che si estende su 5.5 ettari, dove i ceppi di Nebbiolo furono impiantati all’inizio degl’anni ’60 su terreni di origine vulcanica rivolti verso sud, la cui resa per ettaro è di 50 hl. Il vino è fatto maturare per 50 mesi in botte di rovere

Gattinara Osso San Grato 2004 - Antoniolo
Dal colore sembra un Pinot Nero, rubino con unghia granato. Al naso frutti di bosco, ribes, erbe fini, leggere note di corteccia. In bocca decisa frustata di acidità. E’ un vino giovane che promette bene, dal finale bellissimo.

Gattinara Osso San Grato 1995 - Antoniolo
Granata trasparente con sfumatura mattone. Al naso chiuso e un po’ timido con una leggera punta di ossidazione. Profumi di rosa appassita, liquirizia, goudron, caffè amaro.
Dall’acidità impressionante e importante mineralità. Tannino di grande finezza. E’ un vino di grande spessore. ma non immediato, per amanti-conoscitori.

9) Il Barolo Vigna Rionda è stato prodotto per la prima volta nel 1982, ed è un vino che Massolino consiglia di non toccare prima dei 10 anni. E’ una produzione limitata prodotta in un vigneto di poco più di 2ha, con vigne di 45 anni coltivate a guyot, con una densità di 5/6.000 piante ad ettaro, ed una resa di circa di 55 q.li/ha. La vinificazione avviene in acciaio con macerazioni tra i 25 e i 30 giorni ed il successivo invecchiamento dura per 6 anni, di cui 3 e ½ in botti di Slavonia e i restanti mesi in bottiglia prima di essere immesso sul mercato. Rende una produzione di più o meno 8.000 bottiglie

Barolo Riserva Vigna Rionda 1999 – Massolino
Colore granato. Profumi analoghi al ’90 ma più ovattati, discreti, ma meno ampi. Mancano le note di terziarizzazione e prevalgono profumi fruttati di mora, lampone, prugna e floreali di rosa ma ha un analoga linea aromatica. Elegante. Da amanti del nebbiolo. L’acidità,il tannino e alcol che alla bocca giungono in sequenza ti fanno capire che è necessario aspettarlo ancora.

Barolo Riserva Vigna Rionda 1990 – Massolino
Annata memorabile. Granato intenso. Naso bellissimo, molto elegante. Aromi intensi, puliti e raffinati che si aprono con note balsamiche in prevalenza. Emergono piano piano profumi floreale di rosa, aromi di tabacco, humus, liquirizia, caffè, cannella, china, rabarbaro e un accenno di mentolo.
Una consistenza gusto-olfattiva eccellente. In bocca è “fantastico”, ha una sensazione straordinaria di eleganza e finezza. Delicato, con un tannino esemplare ed una persistenza che dura minuti.

10) Il vigneto Monte Sant'Urbano a circa 230mt slm - nel comune di Fumane – si trova nel podere più prestigioso dell’azienda su di un terreno di origine vulcanica con un ottima esposizione solare. Le sue piante, con impianto a pergola veronese, hanno un'età media di 16 anni e si estende per una superficie di circa 10ha.
La vinificazione è effettuata dopo un appassimento di 120 giorni di Corvina Veronese (70%), Rondinella (25%), Corvinone (5%).in fruttaio nel mese di febbraio secondo il sistema tradizionale in rosso per 25 giorni a contatto con le bucce, con rimontaggi giornalieri.
Il vino è quindi fatto invecchiare 4 anni in botti di rovere di Slavonia di dimensione medio-grande e in tonneaux da 500 l. di rovere di Allier, cui segue un affinamento di ulteriori 12 mesi in bottiglia.

Amarone della Valpolicella classico vigneto Monte Sant'Urbano 2000 – Speri
Rubino intenso con riflessi granato. Naso molto chiuso che stenta a venire fuori. Frutta ma meno evidente che nel ’91. Note di ciliegia. Ancora leggermente squilibrato. Emerge subito al gusto la nota alcolica. Da aspettare. Indicato con secondi piatti robusti di carni rosse, cacciagione, ideale anche con i formaggi.

Amarone della Valpolicella classico vigneto Monte Sant'Urbano 1991 – Speri
Ha mantenuto il colore negli anni, tracce ancora rubino all’interno del granato serrato.
Profumi etereo di frutta appassita. Mallo di noce, marasca sottospirito, amarena, cioccolato, con una nota alcolica leggera che fa capolino. Sapore e gusto sono la prima cosa che vengono fuori all’assaggio. Corposo, caldo, avvolgente. Equilibrio straordinario sostenuto da una bellissima sapidità e acidità. Polposo, masticabile e di lunghissima persistenza. Vino importante e di rara eleganza.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ti ho veramente invidiato: una serata come quella che hai trascorso, penso che valga veramente la pena.
...la prossima volta che hai un'occasione del genere, invitami !

F.Bambini

Jacopo Cossater ha detto...

Anche io! Degustazione straordinaria, complimenti per il resoconto.