29 gennaio 2013

Lino Maga e IL Barbacarlo

Una lezione anomala l'ultima che ho fatto al corso Terroir di Armando Castagno all’AIS Roma.

Una lezione memorabile!

A differenza delle precedenti su Trebbiano e Schiava, questa volta il tempo dedicato alla verticale è stato ben più ampio rispetto a quello in cui abbiamo affrontato il tema territorio. 

E dico menomale :-)

Riporto comunque qualche informazione anche sul disciplinare.
Il territorio dell’Oltrepò Pavese appartiene amministrativamente alla Provincia di Pavia.
E’ prevalentemente collinare nella fascia pre-Appennina, incuneato fra Piemonte, Liguria ed Emilia, a metà strada in pratica fra Milano e il mare.

Il panorama è ondulato con valli che vanno da nord a sud (simile alla zona di Dolceacqua) solcate da quattro affluenti di destra del Po. 
Da ovest verso est il fiume Staffora, che attraversa la città di Voghera, il torrente Coppa, che attraversa Casteggio, il torrente Scuropasso, che lambisce Broni, e il torrente Versa. 
Da loro prendono il nome le valli corrispondenti (Valle Staffora, Val Coppa, Valle Scuropasso e Val Versa).
Il suolo dell’Oltrepò presenta formazioni varie, riconducibili a diverse ere geologiche.
La fascia pianeggiante costiera del Po è prevalentemente di tipo alluvionale, mentre la prima fascia collinare risale all’era Terziaria. 
Sono riconducibili invece al Cenozoico e al Mesozoico le zone montagna e di piena collina.
I materiali principali sono: marne, calcari arenacei, gessi, e così come sabbia e argille.

Il clima è mediamente temperato, con eventuali escursioni termiche elevate. Le piogge, di media entità, sono soprattutto concentrate in autunno e primavera.
Dal punto di vista enologico l’Oltrepò Pavese trova le sue radici già nel secolo scorso in un territorio ben ridotto rispetto alla zona “geografica” dell’OP. 
Sono i comuni di Broni, Stradella, Casteggio e Varzi quelli con il territorio più vocato per la viticultura e, a oggi, la zona è un vero e proprio patchwork intricato, con alcune - poche - situazioni straordinarie e mai sfruttate in maniera opportuna dai viticultori. 

In linea generale, è un territorio farraginoso a livello di consorzio e con un disciplinare che ha poca ratio.

Dal punto di vista vitivinicolo sono previste be 36 diverse tipologie di vino. Dai bianchi, ai rossi, agli spumanti. Puntando prevalentemente sul cruase, i rielsing e i pinot neri, (vitigni tutt’altro che autoctoni), la produzione è suddivisa in:
- 1 Docg (Oltrepò Pavese Metodo Classico);
- 7 Doc (Bonarda dell'Oltrepò Pavese, Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese, Casteggio, Oltrepò Pavese, Oltrepò Pavese Pinot grigio, Pinot nero dell'Oltrepò Pavese e Sangue di Giuda dell'Oltrepò Pavese);
- 1 Igt (Provincia di Pavia).

Entriamo ora più nel merito del protagonista della serata: Lino Maga e il suo Barbacarlo.
I vitigni principali per il suo vino sono
La Barbera: un 5% che conferisce acidità. Un’uva che soffre molto l’oidio ed è quindi di solito esposta nelle vigne a sud/ovest e non verso est dove sorge il sole, e l’umidità della bruma di prima mattina agevolerebbe la venuta del parassita.
La Croatina: un 50% per dare struttura, con particolare attenzione al suo tannino solitamente piuttosto sgarbato
L’Ughetta: un 20% per dare aromaticità
L’ Uva rara: (biotipo quasi scomparso): un 25%
 
Il Commendator Maga in cantina non interviene, usa esclusivamente il meta-bisolfito … ma lo mette “fuori” della botte per foderarla  contro i moscerini :-D

Nelle sue botti – ognuna delle quali dedicata ad una persona - la fermentazione non è sicuro che arriverà a termine, e la rifermentazione a volte riparte in bottiglia con il conseguente residuo zuccherino che secondo l’annata farà il vino secco o dolce, fermo o frizzante.
Diversità da annata ad annata che rispecchia in pieno lo stile di Maga che afferma: “Perché quando un vino è sempre uguale ci si ostina a mettere l’annata in etichetta? Nessun vino può essere uguale a se stesso“.
 
Su ogni etichetta del Barbacarlo., oltre che la mappa delle vigne, trovate riportati tutti i dati “tecnici”. 
Per esempio nella 2006 troverete scritto:
Zuccheri ridotti = 1,68 g%
Complessivo = 14,47
Acidità totale = 5,69 g%
PH = 3,38 upH
Acidità volatile = 0,73 g%
SO2 Totale = 49,2 mg/l

Informazioni anche sempre presenti nell’opuscolo sul collo della bottiglia.
Veniamo alla verticale che ci siamo “goduti”.

2011 - Gentile al naso, con glicine, chiodi di garofano, pepe e timo. Secco in bocca con un bel tannino.  Essenziale e grande.

2010 – Grande annata! Esplosione di profumi al naso, con sottobosco, cacao, pepe e curry. In bocca è ricco e generoso con il ritorno alcolico nel finale. Una grande struttura, è ancora un po’ indietro nell’equilibrio e deve ancora crescere, ma sarà molto longevo.  Bisogna berlo guardando avanti… evolverà come la 1990. 
2006: Colore scuro.  Al naso cuoio, castagna, sentori autunnali, di terra. Fiori appassiti, fungo e tartufo. All’attacco in bocca una punta dolce dovuta al residuo zuccherino ben presente. Succoso, ben bilanciato e con un finale aromatico. Mi è piaciuto moltissimo.

2003: Sherry al naso. Tostato. Un LPV delicatissimo bevendolo. 15,3°. Fantastico a fine pasto da abbinare a un dolce al cioccolato. (la Commissione di Degustazione Vini Doc e Docg bocciò questo vino con un residuo zuccherino troppo alto. 12.5°/l. Maga inviò le bottiglie a Veronelli -  suo grande amico - che lo premiò come vino SOLE attribuito ai 20 vini che più hanno emozionato nel corso degli assaggi dell'anno. L’ultimo SOLE di Veronelli)

1997: Sicuramente avanti nel tempo. Pomodoro secco, zolfo, cipria, metano, vinile. In bocca più bevibile e dritto.
1990: Un vino rigoroso, asciutto. Nebbioleggiante come pochi altri. Note di humus, di sottobosco, tartufo, cioccolato bianco, eucalipto, arancia amara e pepe bianco. In bocca è austero, complesso, con incredibile acidità e una bella beva.  Grande stoffa.
1983: Grandissima e goduriosa. Ancora un bel rubino acceso. Naso di radici, fiori essiccati, spezie, cuoio e frutta disidrata. Poi liquirizia, china, cenere ed erbe officinali. Cambia in ogni momento. Bocca succosissima e lunga, con bell’acidità che bilancia il residuo zuccherino. Sfavillante. 
Il mio Barbacarlo preferito. Forse fra i vini rossi che più mi hanno emozionato.

1982: tappo

1969: Eterna. Punto e basta! Non sarei in gradi di descriverla rispetto alle emozioni che ha trasmesso. 





Il mio vino non segue le regole del mercato ma quelle del tempo e dell’esperienza, è succo d’uva della terra, del luogo che lo ha partorito,  per la gente che ama ancora il sapore della terra…
Lino Maga

(le foto con sovraimpressi i miei link sono state scattate al corso, le altre  sono state scaricate da google image) 

3 commenti:

Jacopo Cossater ha detto...

Bello, grazie di averlo raccontato.

Daniela @Senza_Panna ha detto...

chissà dove ha preso la carta geologica che ha proiettato Armando. Glielo chiederò ;-)

Andrea Federici ha detto...

le prende sempre dal sito dell'SPRA ;-)