17 dicembre 2011

Accuse dall'editoriale di Bibenda

Oggi mi è arrivato l'ultimo numero di Bibenda.

Ho letto l'ultimo editoriale e sono rimasto allibito per quanto scritto da Franco M. Ricci.

Critiche chiare contro chi usa il web per commentare su blog, forum o social-network i vini che ha avuto il piacere di bere.
Accuse di berlo virtualmente e di reato, perché la gente non dovrebbe fare "scambi culturali durante il giorno" in orari in cui magari è al lavoro.

Fossi nell'AIS mi adeguerei per stare al passo con i tempi.

Ecco l'articolo:

ADESSO CI SI METTE PURE IL VINO!

Oramai il messaggino, o meglio l’SMS, ha sostituito tutto, o quasi. Pur nella sua brevità, ha sostituito la lettera, il biglietto di auguri, la telefonata, una sana litigata e tanto altro.
Certo, è una considerazione ormai fatta e rifatta, in questi ultimissimi anni.

Passi pure, purtroppo, tutto questo, anche perché nessuno potrà far tornare in auge il biglietto d’auguri. Ci danno pensiero, però, altri tipi di messaggi: alcuni navigatori della rete, ad esempio, anziché apparecchiare la tavola aspettando gli amici, per servire un piatto caldo e un bel bicchiere di vino per viverne insieme qualità ed emozioni, quel bicchiere se lo bevono invece virtualmente.
Mi riferiscono, perché io non frequento, che hanno lanciato la moda di giudicare il vino e parlarne in maniera interattiva con più persone, scambiandosi pareri positivi o negativi di quella e di quell’altra etichetta.
Insomma, delusioni o esaltazioni di Barolo o di grandi Champagne, vengono trasmesse da una stanza, seduti davanti a un computer.
Una visione distorta del vino, diciamo noi, abituati a far capire il meraviglioso prodotto, dalla Sicilia al Piemonte, nelle aule dei nostri corsi, avvezzi ad assaggiare insieme lo stesso vino e, soprattutto, in uguale bicchiere... Siamo profondamente convinti che non si possa parlare opportunamente e tecnicamente di un vino semplicemente sulla base del ricordo d’averlo bevuto.

Ma forse va bene anche questo? L’importante è parlarne del vino!
Quello che invece non va bene è che questi scambi “culturali” avvengono soprattutto durante il giorno, durante un orario in cui normalmente la maggioranza si trova al lavoro. Forse è noia, o poco interesse del proprio mestiere, fatto sta che al posto di archiviare pratiche in un qualunque ufficio di una qualunque Compagnia di Assicurazioni o di compilare della modulistica in un altro qualunque ufficio di un qualsiasi Ministero, il signor X parla del vino con altri colleghi collegati.
L’importante è che passi il tempo della noia del proprio lavoro. Senza sapere, o forse sì, che tutto ciò è reato.

...

Franco M. Ricci

Mi auguro vi sarà una rettifica da parte sua e del presidente dell'Associazione Italiana Sommelier!

12 commenti:

Filippo Ronco ha detto...

Siamo al delirio.

Fil.

Filippo Ronco ha detto...

Siamo al ridicolo.

Fil.

Rinaldo ha detto...

..questo editoriale è un insulto all'intelligenza del lettore.

meb ha detto...

Erano anni che non leggevo una cosa così stupida

meb ha detto...

Mamma mia erano anni che non leggevo una cosa così stupida

soavemente.net ha detto...

Terificante. Perixcoloso. Per non dire altro.

MG

Marilena ha detto...

La deriva che vedo è la stessa che, purtroppo, coinvolge molte, moltissime Associazioni. All’inizio magari ci si iscrive perché se ne condividono scopi e finalità, poi pian piano ci si allontana per mancanza di tempo, di stimoli, di vero interesse. E si delega, sempre di più, chi per diverse ragioni ha il tempo e l’interesse per occuparsene a tempo pieno, soprattutto se in ballo iniziano ad esserci tanti soldi.

Questo è normale. Ed è normale che faccia paura sentire di perdere il proprio potere per colpa della rete, che sta diventando sempre di più libero strumento di condivisione, scambio, confronto… in breve: di democrazia.
La democrazia, evidentemente, fa paura. A tutti i livelli.

Emiliano Macchiavelli ha detto...

Cme si permette FMR di accusare i blogger, i frequentatori di forum, web o siti indipendenti, di REATO?
Ma si è reso conto di cosa ha scritto? Puro delirio.

vittorio ha detto...

pubblicare un tale editoriale su Bibenda è assurdo, si rende conto Franco M. Ricci del danno che fa a tutta la rivista e all'AIS?

Andrea Federici (ilbeonefotografo) ha detto...

Infatti io sono rimasto veramente di stucco quando ho aperto la rivista. Non vedevo l'ora di leggere l'articolo di Castagno sul Rossese o quello sui vini inglesi di Ascione. Beh... m'è passata la voglia e ho chiuso il giornale. E ho buttato giù al volo questo post perchè mi giraaaavano... e non poco!

Teresa Antonicelli ha detto...

A chi si erge ad ispettore delle attività lavorative altrui, perchè non inizia a controllare la natura delle sedicenti associazioni che si occupano di vino? che a mio avviso, sono mere attività COMMERCIALI, a tutti gli effetti, che nascondono i loro introiti, dietro la natura di associazioni....

Per quanto riguarda il web...ovvio è che, chi pubblica una rivista, per leggere la quale, c'è bisogno di pagare una quota associativa di 80 euro all'anno, nel momento in cui, nota che è possibile leggere articoli, via web del tutto gratuiti, con un livello qualitativo di gran lunga superiore...deve sentirsi rodere...

Tre, la cosa piu' assurda, da concepire, da chi ha gestito questo mondo, in maniera assolutamente dispotica, e esprimento le proprie opinioni in maniera unilaterale...è la concezione della DEMOCRAZIA DI OPINIONE!

Tempo fa a me, è stato detto, che non potevo parlare, perchè non ho acquisito l'attestato di sommelier...ma ora, loro hanno acquisito l'abilitazione di consulenti del lavoro, per poter esprimere, opinioni sulla dedizione al lavoro degli altri?

Dott.ssa Antonicelli Teresa
Libera utente del web (nel proprio tempo di lavoro)

primobicchiere ha detto...

Io ho scritto una lettera aperta oggi al Sig. Ricci, speditagli per email.
La lettara è anche pubblicata sul mio blog:

http://primobicchiere.wordpress.com/2011/12/21/lettera-aperta-franco-maria-ricci-direttore-di-bibenda/