28 ottobre 2008

Monteraponi - Chianti Classico: visita all'azienda in compagnia del produttore Michele Braganti

Durante i miei 3 giorni trascorsi nella zona del Chianti Classico, dopo aver visitato due affermate aziende vitivinicole nei comuni di Castellina in Chianti e Castelnuovo Berardenga, rispettivamente, nella mattina di domenica scorsa ho fatto la piacevole visita ad un ulteriore azienda, recandomi presso il comune di Radda in Chianti, da un produttore che potremmo definire emergente, Michele Braganti, a visitare la sua azienda: Monteraponi.
E’ stata un’interessantissima esperienza, anche grazie all’agio in cui ci ha fatto sentire Michele durante la visita.Monteraponi è un antico borgo Medievale circondato da vigneti e uliveti e situato sul poggio omonimo che si trova nella più boscosa e "selvaggia" parte del Chianti Classico, a soli 4Km da Radda, nella valle che degrada verso il fiume Arbia, e si estende su di una superficie di 112 ha.

Appartenuto al Conte Ugo Marchese Governatore di Toscana sulla fine del decimo secolo, la sua struttura centrale e' caratterizzata da una torre a base quadrata rimasta pressoché intatta sul cui cassero sono ancora ben conservati gli archivolti tipici del XII sec.

Allo stesso periodo storico risalgono le cantine, con un ampio soffitto ad un'unica volta, disposte sotto la torre dove oggi sono fatte affinare le bottiglie di vino prodotte dall'azienda.

Il borgo medievale di Monteraponi è dotato anche di una serie d’alloggi recuperati grazie all’attento lavoro della famiglia Breganti, tutti dotati di diversi servizi e situati in un ambiente pieno di fascino.La produzione dell'azienda di Michele Braganti, in collaborazione con l’enologo Maurizio Castelli, si attesta attualmente intorno alle 30.000 bottiglie/anno, ed è incentrata quasi esclusivamente sul Chianti Classico (in minima parte un Vin Santo e l'olio DOP completano la gamma).
I vitigni utilizzati per la produzione sono 9,5ha a base di Sangiovese, Canaiolo e, per una piccola %, a Colorino, nel caso della Riserva, coltivati tutti intorno al borgo a c.ca 450-470 slm (questa foto è stata scattata dopo che Michele ci aveva condotti in Jeep sul vigneto più elevato. Al centro si nota il borgo).
Dopo la vendemmia, la fermentazione delle uve avviene nelle vasche di cemento e Michele lascia che il tempo faccia il suo corso, senza influenzarla, senza il controllo della temperatura e senza aggiunta di lieviti sul mosto.
Anche la fermentazione malolattica avviene, sempre nelle vasche di cemento, spontaneamente e a questa segue la maturazione in legno nelle barrique e/o nelle botti di Slavonia, dove i tempi variano a seconda del Classico o della Riserva, per finire con il riassemblaggio e gli ultimi 3 mesi con l'affinamento in bottiglia. Non avviene né il filtraggio né la chiarifica.
Dopo aver approfondito con Michele il suo metodo di produzione, siamo passati ad assaggiare i vini attualmente in maturazione nella sua cantina.
Una cosa che ho apprezzato molto di questi suoi vini assaggiati è stata la loro tipicità. Nel mio piccolo, apprezzo molto i “Classici” e cioè i Chianti che rispecchiano il territorio e le loro caratteristiche originarie senza che nel tempo abbiano perso il loro stile per eccessive questioni di domanda di mercato o altro.

Specialmente il base ha mostrato lo stile tradizionale di un Chianti, passando a note più fruttate e ricche per il Riserva, mantenendo però sempre e in ogni caso quel profumo e quegli aromi tipici di un Sangiovese senza l’influenza di vitigni internazionali come Cabernet od altri, o che il legno di una barrique di primo passaggio sia andato ad ammorbidirlo eccessivamente.

Vini assaggiati direttamente dalla Botte e/o dalla barrique.

Chianti Classico DOCG 2007
E’ di un bel rubino e, come ci si può aspettare da un Classico, l’intensità del colore è media. Al naso, per me che sono in fase di apprendimento sulle tipicità dei vitigni è un “docente”. Un vero sangiovese, con note floreali di viola mammola e profumi di frutta rossa quali la ciliegia e la piccola frutta di bosco, molto territoriale.
Il vino sta completando il suo affinamento: 60% in barrique di secondo passaggio e 40% in botti da 25 ettolitri.
Al gusto ha una buona struttura, una buona acidità ma ancora una leggera nota amarognola da far equilibrare nei prossimi mesi in botte.

Chianti Classico DOCG Riserva Il Campitello 2006
Nonostante la scarsa luce dalle piccole finestre della cantina è stato subito evidente la limpidezza de bel rubino. Prevalgono i piccoli frutti di bosco come il ribes ed è netta anche una ciliegia molto fine. Ossigenato, emergono note balsamiche e spezziate, in particolare pepe bianco. Al gusto pieno e corposo, con tannini già abbastanza equilibrati ed un alcol non più prevalente. Persistenza molto lunga.

Lasciata la cantina e i vini ancora in fase di affinamento torniamo nella zona delle vasche di cemento per degustare due vini già in bottiglia:
Chianti Classico DOCG 2006
Un rubino di media intensità. Al naso un profumo di piccola frutta di bosco, di ciliegia, con note floreali di viola mammola, molto fresco. Al gusto la corrispondenza gusto-olfattiva è notevole, sapido, con una buona persistenza. Ciò che prevale è la sua freschezza. Un vino che si beve con estrema piacevolezza.

Chianti Classico DOCG Riserva Il Campitello 2004
Luminoso. Di un rubino più intenso del base. Anche al naso i profumi sono maggiormente intensi. Una netta e piacevole speziatura ha accompagnato un fruttato di ciliegie, di frutta di bosco e confettura, con una nota minerale di sfondo. In bocca ampio e caldo, ha riempito subito il palato con tannini morbidi ed una bell’acidità a stimolare la salivazione.

La visita come accannavo all'inizio è stata piacevolissima oltre che intreressante, unica nota dolente al termine dell'incontro: sapere da Michele che su Roma, un florido mercato, non ha la distribuzione.

17 ottobre 2008

Cabernet Sanct Valentin 2003 - San Michele Appiano

Vitigno: Cabernet Sauvignon 80% - Cabernet Franc 20%
Titolo Alcol.: 14% - (€26,00)
Giudizio: - Gran vino


Vino, affinato in piccole barriques di rovere, di un impenetrabile rubino caratterizzato da notevole vigoria.

Al naso impattano immediatamente i vigorosi profumi fruttati dei piccoli frutti di bosco, principalmente il ribes, e della frutta sciroppata, accompagnati da leggere note di vaniglia e di richiami di cacao, il tutto avvolto da note tostate e di spezie.

Ha un corpo morbido e vellutato con tannini equilibrati ed una lunga persistenza gustativa che, armonico e perfettamente amalgamato nel gusto e nell’olfatto.

La permanenza in cantina per un paio d’anni dall’uscita sul mercato ne ha sicuramente esaltato le qualità.

Durante la visita di quest’estate nelle antiche cantine dell’azienda San Michele Appiano ho scattato le seguenti foto alle grandi botti in legno con il fondo pregevolmente intarsiato in antichità per le occasioni speciali. Nuova è invece la Barricaia una delle più grandi di tutta la provincia.

9 ottobre 2008

I Trapizzini di 00100 Pizza

Che cosa è il TRAPIZZINO??
E' un idea a dire poco GENIALE nata poco prima dell'estate a Testaccio che deriva dalla libera fusione delle parole tramezzini + pizza. Sono triangoli di pizza bianca, in due diverse dimensioni, cotti al forno farciti al momento dell'ordine con quello che offre 00100 Pizza quel giorno.

E 00100 Pizza cos'è?

E' la pizzeria a taglio di Stefano Callegari, uno dei più bravi pizzaioli di Roma, figlia quindi di Sforno, la sua famosa pizzeria in zona Cinecittà, dove crea una serie incredibili di pizze squisite e dall'enorme successo (ad esempio la famosissima cacio e pepe).

Il nome 00100 Pizza nasce da un gioco di parole tra la farina 00 con il CAP della città di Roma e si trova a pochi metri da Piazza S. Maria Liberatrice, in una location che da sola ti fa venire voglia di mangiarli.

Il Trapizzino è un idea banale è vero, ma sicuramente avrà un incredibile successo e verrà in futuro copiata sia Roma, che in Italia tanto quanto all'estero.


00100 Pizza produce dei trapizzini ripieni dei piatti della cucina romana.

Ad esempio con la trippa alla romana, con salsicce e polpette, con la coratella, al garofolato (uno spezzatino ai chiodi di garofano), con pollo coi peperoni, e tanti altri.

C'è inoltre un’ampia scelta tra altre pizze, e ovviamente non potrebbero mancare ottimi arancini e supplì oltre ad un'attenta selezione di birre artigianali italiane ed estere.

00100 Pizza
Via Giovanni Branca 88
TESTACCIO
Tel 0643419624
Aperto lun-sab 12-22

7 ottobre 2008

Brunello: cronaca dell'incontro Ziliani vs Cav. Rivella

Venerdì scorso nell’aula magna storica dell’Università degli Studi di Siena si è tenuto un confronto senza esclusione di colpi fra il famoso giornalista Franco Ziliani (www.vinoalvino.org) e il Cav. Ezio Rivella, storico direttore generale delle cantine Banfi.
Il confronto si è tenuto dopo gli scandali di febbraio sul Brunello di Montalcino e la provocazione lanciata lo scorso giugno da Ziliani proprio nei confronti di Rivella viste le due opposte opinioni riguardo allo scandalo.


Molti produttori di Montalcino si stanno giocando l’identità del loro prodotto. Io ho dato un piccolo contributo (nel suo blog, ndr) per far emergere l’evidenza: sono in molti ad impugnare la purezza del sangiovese per poi fare altro in cantina. Erano anni che queste cose stavano sotto gli occhi di tutti.”, questo quanto ha affermato Ziliani all’inizio del dibattito.
In sostanza, a Montalcino e nell’mondo del vino in genere, negli anni ci sono stati troppi silenzi a partire dagli organi ufficiali di stampa fino ai produttori stessi. Tutti sapevano che qualcosa non andava, ma si continuava a pubblicizzare la purezza del sangiovese lucrando sul Brunello, mentre in cantina si faceva altro.

Rivella replica che si sta parlando di un vino che ha fatto la fortuna dei produttori così come è stato venduto. La sua posizione quindi è che il vino debba essere buono a prescindere dai disciplinari, è che è questo che fa il fatturato, non il rispetto delle regole.
E, provoca l’aula e tutta l’audience con l’affermazione che, nei mercati internazionali è il Brunello oggi sul banco degli imputati, tagliato con altre uve, ad essere stato il più apprezzato, non il Brunello che Ziliani si ostina a difendere, quello a base 100% Sangiovese. “ Il Brunello che ha conquistato il mondo non è quello di cui parla Ziliani: è l’Altro. Rimbocchiamoci le maniche, per il passato giudicheranno i tribunali. Per il futuro bisogna impostare un disciplinare elastico perché un sistema produttivo troppo complicato non è rispettabile dai produttori e non è comprensibile dai consumatori.”.
Un’ammissione quindi che i mercati internazionali hanno premiato con numeri impressionanti i Brunelli "migliorati" dall'uso di vitigni esclusi dal disciplinare, perché erano proprio come il gusto che il consumatore li voleva.
Quindi secondo il Cav. Rivella, tutto il caos odierno si sarebbe potuto evitare con una modifica all’attuale disciplinare, non più sangiovese in purezza per il Brunello DOCG, ma fino ad un 15% di un altro vitigno, perché sempre secondo Rivella il sangiovese, è sì un ottimo vitigno, ma deve essere arricchito perché spesso magro nella struttura e carente nel colore.

Anche secondo l’enologo Vittorio Fiore, spalla di Rivella nel dibattito, “il vitigno è importante ma non intoccabile, visto che i nostri disciplinari sono obsoleti e fanno acqua da tutte le parti“.

Sentiti esprimere questi concetti, anche con una certa arroganza da parte del cav. Rivella, nell’aula Magna la folla si schiera decisamente dalla parte di Ziliani.

Ziliani riprendendo la parola pone la questione sulle responsabilità dello scandalo.“La causa di tutto questo -afferma- sono stati quei produttori che non hanno rispettato le regole del gioco. La partita del Brunello si gioca secondo le regole del disciplinare scelte dai produttori: i problemi li hanno creati i furbetti delle vigne e delle cantine. Chi lo ha fatto nel 2003 l’avrà probabilmente fatto anche prima. E dopo. Non è giusto cambiare il disciplinare per mandare in prescrizione il reato.


Secondo l’enologo Fiore il problema delle DOC/DOCG è che oggi non sono più adeguate perché create negli anni Sessanta con disciplinari oramai superati. Per questo insiste Rivella bisognerebbe mettere la sfida sul piano commerciale, lasciando scegliere al consumatore quale Brunello acquistare, una volta permesso nel disciplinare il taglio del sangiovese.

Mentre in aula l’atmosfera è sempre più calda – anche per i modi non certo moderati di Rivella, a mio avviso definibili anche arroganti a volte – Ziliani, mantiene la sua posizione sostenendo che non ha senso cambiare la fisionomia del Brunello; il 15% di un altro uvaggio altererebbe e di molto l’anima di questo vino. Per altro si chiede “Se si apre la breccia con il Brunello siamo sicuri che poi il prossimo passo non sia di snaturare anche il Barolo? In questo modo volete la morte del vino. Uccidendo il Brunello piano piano tenterete di uccidere tutti gli altri grandi vini italiani.


Rivella riprende a rispondere in aula alle animate domande del pubblico che per lo più sono in linea con il POV di Ziliani e nonostante si sarebbe proseguiti ancora a lungo il moderatore per problemi di tempo dopo quasi 2 ore interrompe il dibattito.

1 ottobre 2008

La degustazione AIS 2 lustri dopo

Nel pomeriggio di venerdì 26/9 ho partecipato alla degustazione AIS presso l’Hotel Cavalieri Hilton a Roma, tenuta dal docente Paolo Lauciani, denominata DUE LUSTRI DOPO.

Una degustazione a dir poco interessantissima. Non solo per gli eccellenti vini bevuti che a seguire andrò a descrivere, quanto piuttosto per l’insegnamento che ne ho personalmente tratto. Se infatti dovessi descrivere con un singolo aggettivo l’incontro lo definirei costruttivo.
La degustazione si chiamava due lustri dopo perché metteva a confronto un vino di una recente produzione a confronto con la produzione di 10 anni prima.
Il confronto è stato fatto per 10 diversi vini, 4 bianchi e 6 rossi.


Quello che a mio avviso maggiormente è risaltato, tralasciando da parte - ripeto - la qualità dei vini scelti, è come in certi casi aprire un vino appena uscito sul mercato sia quasi uno spreco, sia come buttare i soldi investiti nell’acquisto.

Se è vero infatti che oggi giorno per avvicinarsi alla domanda i produttori maturano e affinano a lungo i loro vini presso le proprie aziende prima di metterli sul mercato, altrettanto certo è che alcuni rossi strutturati ma anche diversi bianchi corposi, necessitano di alcuni anni di affinamento ulteriore in cantina per dare poi il meglio di se.

Questi sono i casi che abbiamo verificato di persona alla degustazione dove vini giovani a base di sangiovese, un barolo “tradizionale”, l’amarone ma anche i bianchi barriquati hanno evidenziato la necessità di dover attendere del tempo ulteriore per trovare il loro pieno equilibrio.

Anche in un ristorante quindi in questi casi o si ritrova una carta dei vini sufficientemente ampia da avere annate di qualche tempo addietro per questi eccellenti vini – rischiando però a quel punto un costo non indifferente - o si rischia di non godersi ne il vino acquistato ne forse neanche il piatto, che magari il tannino spigoloso prevarica.

Veniamo all’eccellente degustazione.
Questi in ordine i vini degustati:

1. Villa Bucci - Verdicchio dei Castelli di Jesi Villa Bucci Riserva 1996 – 2005
2. Ca’ del Bosco - Terre di Franciacorta Chardonnay 1995 - 2004
3. Antinori - Cervaro della Sala 1996 - 2005
4. Gaja - Langhe Sauvignon Alteni di Brassica 1996 - 2005
5. Falesco – Montiano 1996 – 2005
6. Fontodi - Flaccianello della Pieve 1995 - 2004
7. Tasca d’Almerita – Contea di Sclafani Cabernet Sauvignon 1996 – 2005
8. Antoniolo - Gattinara Osso San Grato 1995 - 2004
9. Massolino - Barolo Vigna Rionda Riserva 1990 – 1999

10. Speri - Amarone della Valpolicella Classico Vigneto Monte Sant’Urbano 1991 - 2000



Per i bianchi la sequenza è stata prima il “giovane” poi l’”anziano”, per i rossi viceversa.


1) Il Verdicchio ha una storia particolare: conosciamo tutti la famosa bottiglia a forma di anfora con un vinello al suo interno che ha girato il mondo. Purtroppo inevitabilmente la considerazione che il vitigno ne ha ricevuto non è stata fra le più positive, anzi, e solo negli ultimi anni con il duro lavoro di alcune serie aziende vi si sta ponendo rimedio. Villa Bucci è una di queste e il Dr. Amplio Bucci insieme al suo enologo Giorgio Grai, ha scommesso decisamente sul Verdicchio, applicando le colture biologiche e facendone un vino elegante senza però snaturarlo dalle caratteristiche del vitigno.

Uve vendemmiate in cinque differenti vigne molto vecchie, oltre 40 anni, vinificate separatamente e successivamente assemblate per produrre sia la versione base che la Riserva. Il Riserva è prodotto solo nella annate migliori, affinato in botti grandi di Slovenia vecchie di 50 anni per microossigenare il vino per un anno.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva DOC - Villa Bucci 2005
Splendido dorato con riflessi verde oro e di grande limpidezza e brillantezza. Al naso molto pulito, di grande finezza ed eleganza, ricco di profumi fruttati di frutta esotica, susina, pesca gialla, melone, erbe aromatiche, note di nocciola, il tutto abbracciato da una nota di pietra focaia. In bocca conferma la propria eleganza. Gustosa sensazione minerale che deriva dall’utilizzo delle botti di legno grande. Salivazione appagante derivante dalla succulenta sapidità, una PAI lunghissima, soprattutto per la parte minerale e un’incredibile corrispondenza al naso. Vino ricchissimo.
Un vino tradizionale ma di modernità straordinaria da abbinare a piatti importanti, anche con abbinamento mare/terra.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva DOC - Villa Bucci 1996
11 anni ma non li dimostra. Dorato. Impronta minerale decisa. Al naso prevalgono note di miele, erbe aromatiche essiccate: maggiorana, dragoncello. Poi frutta secca: dattero, albicocche, fichi.
Sapido al gusto, equilibrati e d’ottima persistenza gustativa, quasi ormai un vino da meditazione

2) Ca' del Bosco. Oggi l'azienda di Erbusco dispone di 150 ettari vitati, e produce circa un milione di bottiglie l’anno. Questo vino fermo nasce nel 1983, ed ha la fama di essere fra i più longevi bianchi italiani presenti sul mercato.

Terre di Franciacorta Chardonnay 2004 - Ca' del Bosco
La versione 2004 è ancora giovanissima.
Dal colore paglierino, , molto chiaro, con sfumature giallo verdolino, più chiaro del Cervaro. Nota tostata ma leggera. Di impronta internazionale . Al naso prevalgono d’impatto aromi intensi ed eleganti di frutta esotica: papaia, melone, ananas, banana, frutto della passione integrato con legno e burro fuso. Al gusto è caldo, con una buona acidità e un’ottima corrispondenza gusto-olfattiva. Da attendere per persistenza maggiore.

Terre di Franciacorta Chardonnay 1995 - Ca' del Bosco
Dal colore dorato abbastanza intenso. Al naso dall’intensa mineralità, con frutta secca, erbe aromatiche, zenzero, pepe bianco. Dalla sorprendente integrità, sapido, e decisamente fresco. Nel finale emerge la nota speziata della barrique. Bevibile ma non omogeneo come gli altri vini di 2 lustri fa.
Da abbinare a Pesce arrosto, Carne saltata, Carne bianca arrosto, paste ripiene, formaggi freschi

3) Il Cervaro della Sala fa parte della gamma dei bianchi di Antinori prodotta in Umbria.
Con la consulenza di Cotarella nella località Sala, nei pressi di Orvieto, sono state cambiate le vigne inserendo Chardonnay e Grechetto vitigno con un importante legame con il territorio. Il vino è quindi un blend ottenuto da due vinificazioni separate, fermenta in barrique nuove di Troncais e Allier. Regge bene l’invecchiamento anche per periodo di 10 anni.

Cervaro della Sala 2005 – Castello della Sala
Paglierino con riflessi dorati intensi. Ancora leggermente squilibrato con la nota vanigliata che si sente ancora eccessivamente. Il legno è troppo dominante oggi. Ananas, pera e agrumi maturi sono i frutti che emergono. Burro fuso fra le note tostate. E’ penalizzata la mineralità dalla polpa prevaricante.
Al gusto la prima sensazione è una sferzata di freschezza da integrarsi ancora con il resto del vino. Nel finale prevaricante ancora la barrique. Ha bisogno di tempo per equilibrarsi. Persistenza lunga ma segnata dalla barrique.

Cervaro della Sala 1996 – Castello della Sala
Colore oro carico, avvolgente e completo al naso denota subito profumi terziari: funghi, frutta secca, note di tostatura; mandorla. Leggero miele in subordine. Al gusto c’è una nota sapida importante che viene fuori con il giusto sapore di vaniglia. Persistenza importante.

4) Da parte di Angelo Gaja, la vigna fu impiantata a Sauvignon Blanc nel 1983, e il suo nome deriva da Alteni, un piccolo muro di pietra che circonda il perimetro dell’area e Brassica, il fiore giallo che ricopre la vigna durante la primavera. E’ fermentato in vasche d’acciaio a temperatura controllata per 4 settimane e fatto quindi maturare per 6 mesi in barrique

Langhe Sauvignon Alteni Brassica 2004
Paglierino con riflessi dorati, tipici dei Sauvignon che passano 6/8 mesi in barrique.
Con eleganti profumi diversi da quanto ci si attenderebbe dal vitigno in quanto le note vegetali tipiche del Sauvignon sono in subordine. Il suo bouqet combina una delicata nota erbacea a note fruttate di pesca bianca e leggere note agrumate, ma prevale su tutto la forte impronta minerale con un legno perfettamente bilanciato.
Al gusto immediata sensazione affumicata.
Vino ancora leggermente slegato le cui sensazioni arrivano a scaglioni, ma è un vino con un’eccellente potenzialità di invecchiamento.

Langhe Sauvignon Alteni Brassica 1996
L’evoluzione del colore nel decennio è quasi inesistente. Sembra più Sauvignon della bottiglia del 2004. Profumi vegetali di salvia, uva spina. Al gusto struttura densa e corpo ben bilanciato, supportato da un’acidità perfettamente integrata, un tono minerale deciso e una lunghissima persistenza. Un vino eccellente.

5) Il Montiano è nato quasi per caso negli anni ’90 dopo che l’azienda di Renzo e Riccardo Cotarella avevano valorizzato il principale vino dei Montefiascone, l’Est! Est!! Est!!!.
I vigneti, con una densità di 4200 ceppi per ettaro e una resa media di 45 quintali per ettaro sono localizzati presso Montefiascone, Tarquinia e Castiglione in Teverina.

Montiano 2005 – Falesco
Figlio di un annata importante avrà un bello sviluppo. Un merlot limpido, dal tipico colore rosso rubino scuro e profondo. E’ vivace al naso, con profumi di frutta fresca, ciliegia matura, more, con una nota di vaniglia, cioccolato gianduia ed una punta di liquirizia ad accompagnare il tutto. Al gusto il tannino risulta ancora leggermente astringente ma ben equilibrato. Lungo nel finale. Da attendere ancora qualche anno.

Montiano 1996 – Falesco
Dal colore granato. Olfatto ricco di profumi terziari: humus, note di tabacco, terra bagnata, fiori appassiti, cuoio, frutta secca.
In bocca è rotondo e morbido, vellutato con una nota gustativa dove ritorna migliore che al naso la nota fruttata. Persistenza eccezionale.
Da abbinare a piatti riccamente speziati, con preferenza per la cacciagione (selvaggina da piuma).

6) Tasca d’Almerita è tra le primissime realtà enologiche della Sicilia e il suo Cabernet Sauvignon è stato il primo fra i grandi rossi da vitigni alloctoni prodotti in Sicilia. Realizzato con CS in purezza in vigneti mediamente a 500 SLM. La vinificazione dura 20gg con il successivo utilizzo di barrique di Allier e Troncais per 18 mesi

Contea di Sclafani DOC Cabernet Sauvignon 2005 - Tasca d'Almerita
Dal colore rubino intenso, impenetrabile. Al naso profumi di macchia mediterranea fra le quali si distinguono corbezzolo e rosmarino, che con gli anni evolverà in note balsamiche. Note di frutta fresca con un aroma salmastro nel complesso.
Impronta vanigliata ancora eccessiva. Deve ancora essere lasciato affinare. Un peccato averlo aperto. Nel finale accenni di amaro.

Contea di Sclafani DOC Cabernet Sauvignon 1996 - Tasca d'Almerita
Granato vivo, lucido. Al naso profumi di menta, eucalipto, cannella. Note balsamiche ben in evidenza. Delicati aromi di confettura. Pepe rosa. Al gusto un vino di corpo e bella struttura. Una bella impronta e dal sapore ricco accompagnato da una sapidità importante. Sembra di aver mangiato una caramella alla menta

7) Il Flaccianello della Pieve è uno fra i più classici Supertuscans chiantigiani a base di sangiovese in purezza. Le viti di oltre 30 anni dell’azienda Fontodi da cui è prodotto sono dislocate a circa 400mt slm in una zona chiamata “la conca d’oro”, una specie di eden di 65ha con terreno di Galestro, nella zona fresca del Chianti vicino Panzano.
Vendemmiate manualmente le uve sono fatte fermentare e macerare a temperatura controllata per 18 giorni, quindi maturate in barriques di Allier e Troncais per 18 mesi. In seguito affinato per i successivi 12 mesi in bottiglia per fargli esprimere al meglio il suo potenziale.

Flaccianello della Pieve 2004 - Tenuta Fontodi
Rosso rubino luminoso dai riflessi violacei. Al naso ancora molto chiuso. Piccoli frutti fresca di sottobosco:, mora, lamponi, mirtillo. Spezie dolci come pepe accompagnate da note di vaniglia e tabacco da pipa. Viola. Pieno in bocca, rotondo, gustosissimo ma ancora con un tannino vivace, troppo compatto che necessita di arrotondamento. Vino giovane, scalpitante, ma che fa comunque prevedere un percorso evolutivo per almeno altri 15 anni .Un grande vino.

Flaccianello della Pieve 1995 - Tenuta Fontodi
Granato con un unghia quasi inesistente. Esame olfattivo evidenzia aromi di terziarizzazione: humus, pelle, cuoio, bouqet di fiori secchi, liquirizia. In bocca è potente ma equilibrato, dal sapore integro è sapido e decisamente gustoso. Tannino ancora poderoso, ma privo di asperità. La persistenza è notevole. Da abbinare a stufati alla chiantigiana.
L’ultima annata in commercio (il 2005 uscito sul mercato a Maggio) fra le migliori di sempre

8) Il Gattinara si produce nell’omonimo comune situato in provincia di Vercelli, dove il Nebbiolo è detto anche Spanna. "Osso S. Grato" è un cru che si estende su 5.5 ettari, dove i ceppi di Nebbiolo furono impiantati all’inizio degl’anni ’60 su terreni di origine vulcanica rivolti verso sud, la cui resa per ettaro è di 50 hl. Il vino è fatto maturare per 50 mesi in botte di rovere

Gattinara Osso San Grato 2004 - Antoniolo
Dal colore sembra un Pinot Nero, rubino con unghia granato. Al naso frutti di bosco, ribes, erbe fini, leggere note di corteccia. In bocca decisa frustata di acidità. E’ un vino giovane che promette bene, dal finale bellissimo.

Gattinara Osso San Grato 1995 - Antoniolo
Granata trasparente con sfumatura mattone. Al naso chiuso e un po’ timido con una leggera punta di ossidazione. Profumi di rosa appassita, liquirizia, goudron, caffè amaro.
Dall’acidità impressionante e importante mineralità. Tannino di grande finezza. E’ un vino di grande spessore. ma non immediato, per amanti-conoscitori.

9) Il Barolo Vigna Rionda è stato prodotto per la prima volta nel 1982, ed è un vino che Massolino consiglia di non toccare prima dei 10 anni. E’ una produzione limitata prodotta in un vigneto di poco più di 2ha, con vigne di 45 anni coltivate a guyot, con una densità di 5/6.000 piante ad ettaro, ed una resa di circa di 55 q.li/ha. La vinificazione avviene in acciaio con macerazioni tra i 25 e i 30 giorni ed il successivo invecchiamento dura per 6 anni, di cui 3 e ½ in botti di Slavonia e i restanti mesi in bottiglia prima di essere immesso sul mercato. Rende una produzione di più o meno 8.000 bottiglie

Barolo Riserva Vigna Rionda 1999 – Massolino
Colore granato. Profumi analoghi al ’90 ma più ovattati, discreti, ma meno ampi. Mancano le note di terziarizzazione e prevalgono profumi fruttati di mora, lampone, prugna e floreali di rosa ma ha un analoga linea aromatica. Elegante. Da amanti del nebbiolo. L’acidità,il tannino e alcol che alla bocca giungono in sequenza ti fanno capire che è necessario aspettarlo ancora.

Barolo Riserva Vigna Rionda 1990 – Massolino
Annata memorabile. Granato intenso. Naso bellissimo, molto elegante. Aromi intensi, puliti e raffinati che si aprono con note balsamiche in prevalenza. Emergono piano piano profumi floreale di rosa, aromi di tabacco, humus, liquirizia, caffè, cannella, china, rabarbaro e un accenno di mentolo.
Una consistenza gusto-olfattiva eccellente. In bocca è “fantastico”, ha una sensazione straordinaria di eleganza e finezza. Delicato, con un tannino esemplare ed una persistenza che dura minuti.

10) Il vigneto Monte Sant'Urbano a circa 230mt slm - nel comune di Fumane – si trova nel podere più prestigioso dell’azienda su di un terreno di origine vulcanica con un ottima esposizione solare. Le sue piante, con impianto a pergola veronese, hanno un'età media di 16 anni e si estende per una superficie di circa 10ha.
La vinificazione è effettuata dopo un appassimento di 120 giorni di Corvina Veronese (70%), Rondinella (25%), Corvinone (5%).in fruttaio nel mese di febbraio secondo il sistema tradizionale in rosso per 25 giorni a contatto con le bucce, con rimontaggi giornalieri.
Il vino è quindi fatto invecchiare 4 anni in botti di rovere di Slavonia di dimensione medio-grande e in tonneaux da 500 l. di rovere di Allier, cui segue un affinamento di ulteriori 12 mesi in bottiglia.

Amarone della Valpolicella classico vigneto Monte Sant'Urbano 2000 – Speri
Rubino intenso con riflessi granato. Naso molto chiuso che stenta a venire fuori. Frutta ma meno evidente che nel ’91. Note di ciliegia. Ancora leggermente squilibrato. Emerge subito al gusto la nota alcolica. Da aspettare. Indicato con secondi piatti robusti di carni rosse, cacciagione, ideale anche con i formaggi.

Amarone della Valpolicella classico vigneto Monte Sant'Urbano 1991 – Speri
Ha mantenuto il colore negli anni, tracce ancora rubino all’interno del granato serrato.
Profumi etereo di frutta appassita. Mallo di noce, marasca sottospirito, amarena, cioccolato, con una nota alcolica leggera che fa capolino. Sapore e gusto sono la prima cosa che vengono fuori all’assaggio. Corposo, caldo, avvolgente. Equilibrio straordinario sostenuto da una bellissima sapidità e acidità. Polposo, masticabile e di lunghissima persistenza. Vino importante e di rara eleganza.