26 marzo 2010

Pranzo di beneficienza per Medici Senza Frontiere (6 Aprile)

Martedì 6 Aprile presso l’Antica Osteria L'Incannucciata a Roma, si terrà la giornata di raccolta fondi per Medici Senza Frontiere organizzata dalla colonna pugliese del forum del Gambero Rosso.

Il programma prevede un pranzo di sottoscrizione seguito da un'asta di vini pregiati.

Il pranzo sarà a cura di chef al top della gastronomia nazionale: Dino De Bellis (l’Incannucciata, Roma), Arcangelo Dandini (l’Arcangelo, Roma), Beppe Schino (Perbacco, Bari), Franco e Catia Solari (Trattoria dei Mosto di Conscenti di Ne, Genova) e Luciano Lombardi (Osteria Vigna del Mar, Monopoli).

Il prezzo del pranzo è di 40€ (vini inclusi!)
Il menù prevede:
  • Sformatino di broccoletti con stracciatella di burrata e julienne di capocollo di Martina Franca (Ristorante Perbacco di Bari)
  • Canelloni di farina di mais con cavolo nero e formaggio della Valgraveglia in crema di Pinoli (Trattoria dei Mosto di Conscenti di Ne - Genova)
  • Ravioli di pane e prosciutto con gobbi al burro e pomodorini confit (Antica Osteria L’ Incannuciata di Roma)
  • Finta trippa alla romana con pecorino e menta (Ristorante l’Arcangelo di Roma)
  • Torta Saint-Honoré alla crema chantilly e cioccolato fondente (Osteria Vigna del Mar di Monopoli)

Per partecipare? Prenotate il pranzo, partecipate all'asta dei vini prevista nel pomeriggio o scgliete entrambe le opzioni chiamando Dino De Bellis (06.45424282O) o inviando una mail a Luciano Lombardi (oste@vignadelmar.it).

Io non mancherò.

Questo l’elenco dei vini ad oggi (sempre in aggiornamento) previsti per l’asta:

1 Chateau Montrose 2001 mgn

1 Chateau d'Yquem 1999 (0.75 lt)

1 Chateau de Pez 1998

1 Sauternes Chateau de Malle 2003 mgn

2 Sauternes Clos L'Aibelley 1994

1 Barolo Gavarini Vigna Chiniera 2003 – Elio Grasso

1 Barolo Bussia Sylla Sebaste 1986

1 Barolo Germano Ettore 1991

1 Barolo Bussia di Monforte d'Alba Prunotto 1964

1 Barbaresco Pora Prunotto 1967

1 Barbaresco Riserva Asili Bruno Giacosa 1996 mgn

1 Barbaresco Riserva ER Asili Bruno Giacosa 2004 dmgn (3 litri)

1 Barbaresco Santo Stefano Riserva Castello di Neive 2001 mgn

1 Barolo Oddero 2004 mgn

1 Barolo La Serra Marcarini 1997

1 Il Sogno Gattinara Travaglini 2004

1 Grumello Buon Consiglio 1999 – Ar.Pe.Pe.

1 Rosenmuskateller Abtei Muri 2006

1 Weisseburgunder Terlano 1987

1 Pinot Nero BArthenau Vigna S. Urbano 2003 – Hofstatter

1 Le Pergole Torte Montevertine 2001 mgn

1 Le Pergole Torte Montevertine 2003 mgn

1 Montevertine 2006 con etichetta diversa, personalizzata Enoclub Siena, firmata da Martino Manetti (una delle 60 bottiglie numerate)

1 Decennale Poggio di Sotto 2001 mgn

1 Chianti Classico Riserva Il Campitello 2006 mgn

1 Brunello di Montalcino Riserva Marchesato degli Aleramici 2003 (5 litri)

1 Brunello di Montalcino Cinelli Colombini 2004

1 Brunello di Montalcino Le Ragnaie 2005 mgn

1 Montesodi Frescobaldi 2001 mgn

2 Morellino di Scansano Capatosta Poggio Argentiera 2006 mgn OWC

1 Brancaia il Blu 1996

1 Fidenzio Podere San Luigi 2002

1 Cervaro della Sala Castello della Sala 1985

1 Kurni Oasi degli Angeli 2006 mgn

1 Fiorano Semillon Boncompagni-Ludovisi 1989

1 Turriga Argiolas 1999

1 Patriglione Cosimo Taurino 1994

1 Pier delle Vigne Botromagno 2003 mgn1

2 Vigna del Melograno Santa Lucia 2007 (nero di Troia)

1 Amativo Cantele 2007 dmgn

1 Aglianico del Vulture Macarico 2003 mgn

1 Aglianico del Vulture Titolo Elena Fucci 2006 mgn

6 Primitivo Old Vines Morella 2007

1 Falcone Rivera 2002 mgn

6 Riserva Chiaromonte 2006 OWC

6 Riserva Chiaromonte 2005 OWC

6 Muro Sant'Angelo Chiaromonte 2006

1 Le Braci 2001

1 Sessantanni Feudi di San Marzano mgn (primitivo) 2005

1 F Feudi di San Marzano mgn (negramaro) 2007

1 Primitivo di Manduria ES Fino 2008 mgn

1 Valle Cupa Apollonio (primitivo+negroamaro) 2003 mgn OWC

12 Aglianico del Vulture 2003 Serpara - Terra degli Svevi (due cartoni da 6)

22 marzo 2010

Fiorano Rosso Botte 30 1988 - Principe Boncompagni Ludovisi


Nel Bibenda Day 2010 ho degustato un vino introvabile. Una leggenda.

La sua piccola ma grande fama nel mondo nasce nel 1972 quando, sulla rivista Panorama, Veronelli scrive di un abbinamento fra un piatto di scampi all’armagnac ed un Fiorano bianco 1961!!!

Fu nei primi anni 50 che Veronelli scoprì i Fiorano. Andò a visitare la tenuta a Fioranello, 20km a sud di Roma lungo l’Appia Antica, incontrando fra le vigne il Principe Alberico Boncompagni Ludovisi, principe di Venosa, la cui famiglia include due papi e risale ad almeno 1.000 anni fa.
Strinsero un amicizia e Veronelli cominciò a recensire i vini con entusiasmo ed una certa frequenza, affermando in un occasione "Se abitassi a Roma, implorerei ogni mattino alla porta del principe per averli".

Tornando alla storia, l’azienda nasce nel 1946, quando il Principe Boncompagni Ludovisi ereditò Fiorano.
La sua prima scelta, anticipando di anni (!) altri produttori, fu di piantare i vitigni internazionali Cabernet Sauvignon e Merlot in sostituzione delle vigne allora presenti in azienda. A queste affianca poi la Malvasia di Candia, un'uva comune nel Lazio che non garantisce solitamente grandi vini come i suoi, e il Sémillon, uva inesistente in Italia ma portante per i bianchi di Bordoux (vedi Sauternes).

E’ stata una della prime, se non la prima, aziende biodinamica in Italia.
Praticava agricoltura organica senza utilizzare disserbanti, prodotti chimici o di sintesi.
Produceva tre vini intensi e concentrati - uno rosso e due bianchi – lasciandoli invecchiare in grandi botti numerate, mai sostituite dal 1946, e ricoperte da una muffa naturale bianca ritenuta un fattore positivo per il suo vino dal Principe Boncompagni Ludovisi.
Incredibili poi i tappo in bottiglia lunghi appena 3,5cm. Ci si chiede infatti come, con un tappo così, sia possibile il loro durare nel tempo trasmettendo sempre emozioni.
Sono vini immortali.

Oggi le vigne non esistono più. Il Principe ammalatosi nel 1990 (scomparso poi nel 2005) scelse nel 1995, senza motivarlo pubblicamente, di espiantare le vigne di Malvasia di Candia e di Semillon lasciando solo 8 filari di Merlot e Cabernet Sauvignon fino al 1998.
Molti ancora oggi si chiedono cosa lo spinse a fare questa scelta.
Considerando che sua figlia Francesca è sposata con Piero Antinori dal 1966, leggende ritengono che lo fece perché non in linea con lo stile “moderno” di Antinori per la produzione futura dei suoi vini.
Anche Antinori telefonicamente affermò "Quando non è più stato in grado di fare il vino a modo suo, secondo i vecchi metodi, ha probabilmente preferito smettere la produzione".
Fiorano Rosso è un taglio bordolese 50% Cabernet Sauvignon e 50% Merlot.

Prendo il bicchiere piano piano per i brividi e le attese.
Il Colore granato è davvero intenso con incredibili e inattesi riflessi giovani. Al naso è elegante e finissimo. Ricorda i vecchi bordeaux. Note di carne cruda, mina di matita, grafite, liquirizia, humus, una bella mineralità e accenni di radici.
Invade la bocca in splendida armonia. Perfetto anche dopo i suoi 20 anni. Il finale è minerale tipico dei Castelli Romani (in my opinion dovrebbe esser preso ad esempio da altri produttori locali… ma per i vini del Lazio è una lunga storia …)

Un futuro?
Se leggi qui, o qui, vedrai che le figlie di Antinori, ereditiere e attuali proprietarie, con l’enologo Renzo Cotarella, hanno come obiettivo il reimpianto delle vigne per il 2011.

L’auspicio è che non avesse ragione il Principe Boncompagni Ludovisi e che il nuovo Fiorano riesca a non sminuire i ricordi e le emozioni vissute bevendo il Suo Fiorano Rosso.
Un vino indimenticabile dopo aver avuto la fortuna di berne un bicchiere al Bibenda Day 2010. (scatti)

21 marzo 2010

Supertuscan: Fattoria Petrolo, Castello del Terriccio, Le Macchiole

Seconda puntata del Laboratorio per la Degustazione dei Grandi Vini del Mondo del 18/2.
Dopo la recensione dei Barolo (qui) degustati nel match Toscana vs Piemonte, oggi provo a raccontare le emozioni trasmesse dai vini Toscani.

Si parte con il Galatrona Igt Toscana 2007 - Fattoria di Petrolo

Secoli fa Galatrona era un feudo.
Oggi è un grande Merlot (100%) dell’azienda Fattoria Petrolo a Mercatale Valdarno, in provincia di Arezzo. L’enologo è Carlo Ferrini fra i più importanti in Italia, da cui deriva lo stile moderno dei vini che producono.

Il Galatrona è nato nel 1994 quasi come una scommessa.
Il vigneto Vigna del Poggio è a 350 metri di altezza, su terreni freddi, argillosi/sabbiosi, e fu su suggerimento del “Maestro” Gambelli che si decise di puntare ad un vitigno precoce.
11.000 i ceppi per ettaro allevati a cordone speronato basso con una resa per pianta di 500 g per ceppo.
Fermentazione in cemento vetrificato, e, dopo la malolattica, per 18 mesi in barrique nuove di Allier.

Risultato?
Un vino profondo, masticabile. Dal colore scuro e concentrato è quasi viscoso sulle pareti del bicchiere.
Al naso domina il frutto; note di ribes nero e mirtilli. Ci vuole un po’ perche si apra poi piano piano escono anche note di terra.
In bocca è imponente. Tannini ben presenti, con un leggero tono dolce di vaniglia in fondo.
E’ ancora un bimbo in fascie e la complessità deve ancora evolversi ma garantisce ottime prospettive. Elegante.

Il secondo Supertuscan degustato è stato il Lupicaia Igt Toscana 2006 – Castello del Terriccio

Un grandissimo vino di una grande azienda.
Lupicaia ogni anno riceve dalle maggiori guide, italiane o stranire che siano, i massimi riconoscimenti. Altrettando l’azienda che ricevette nel 2007 l’Oscar come miglior azienda dell’anno dall’AIS.

Castello del Terriccio è una tenuta di origini antichissime, già conosciuta al tempo degli Etruschi.
Fu nel XVIII secolo che, dopo l’abolizione del feudalesimo, il Castello del Terriccio venne trasformato in azienda agricola.
La famiglia Ferri l’acquistò nel primo dopoguerra trasforandola in un azienda agrigola dalla forte impronta vinicola e olivicola, oltre che per le colture biologiche di cereali (farro e frumento).
Fu ricevuta in eredità nel 1975 da Gian Annibale Rossi di Medallana che, visto il suo amore per i vini francesci, decise di produrre vini da uve internazionali. Anche per Castello del Terriccio l’enologo è Carlo Ferrini, assistito dall’enologo Giovanni Passoni.

Il Lupicaia è il vino simbolo della tenuta.
Nace nel ’93. E’ un blend a prevalenza di Cabernet Sauvignon (85%) con una pennellata di Merlot e Petit Verdot (in genere un 10% il primo, ma dipende dalle annate).

Nella Costa Toscana ha un habitat di elezione per i vigneti che hanno un’ ottima esposizione sud-ovest-sud rivolta verso il mare e un sottosuolo molto ricco in minerali.
La vinificazione e l'assemblaggio dei 3 vitigni avviene rigorosamente a parte, per poi essere messi a riposo per 18 mesi in barriques di rovere francese di Allier.

Dal colore rosso rubino con riflessi porpora ancora brillanti.
Al naso è strepitoso! Si apre lentamente con incredibili aromi di macchia mediterranea, note olivastre, di mirto, di eucalipto, di sottobosco, poi seguono note di frutta a bacca rossa, spezie dolci, e un leggero aroma mentolato (da qui si nota il Petit Verdot).
Chiudono note terziarie di tabacco dolce e pepe nero.
In bocca ha un espansione portentosa. Un buon tasso alcolico, un eccellente acidita' e tannini fitti e avvolgenti.

Un vino di Alta Maremma con personalità e una propria identità.
Da tenere in cantina ancora qualche anno, per apprezzarlo al meglio. Inimitabile.

Messorio 2006 IGT Toscana - Az.Agricola Le Macchiole

Le Macchiole nasce nel 1983. Lo scomparso Eugeni Campolmi comincia a bruciare le tappe anticipando scelte che hanno ad oggi reso famosi nel mondo i vini del Bolgherese.
Qualità e tipicita valorizzando il terroir, le condizioni pedoclimatiche della zona e con il massimo dell’impegno in vigna.

Dal 2002 Cinzia Merli Campolmi, dopo la scomparsa del marito Eugenio, si è rimboccata le maniche supportata dall’enologo Luca D’Attoma, portando l’azienda al top fra quelle in Italia.
E’ stato infatto nell’ottobre scorso che durante l’evento Premio Internazionale del Vino 2009 (creato da Franco M. Ricci e da RaiUno) ha ricevuto il premio come Migliore Azienda e Produttore (video).

Vigne piantate dal ’93 al ’98 con 10.000 piante per ettaro a cordone speronato doppio, guyot, con diradamento dei grappoli per non superare gli 800/1000 gr. per pianta.
Si estendono su terreni argillosi e di medio impasto con presenza di scheletro di origine alluvionale e frammenti di natura calcarea
100% Merlot, 20gg di fermentazione e macerazione, a cui seguono i 16/18mesi di affinamento di cui 50% in barrique nuove e 50% in botti da 112 hl. Meno di 10.000 bottiglie

Al naso il classico naso bolgherese, ampio e profondo. Frutta nera di bosco, fiori rossi, note di leggera macchia mediterranea, pepe e speziatura accompagnati da un bouquet mentolato.
Bell’acidità in bocca ben equilibrato, fresco e con tannini mai invadenti
Intenso e indimenticabile.

E se non basta... per il 2006 questi i premi:
WINE SPECTATOR 96
WINE ADVOCATE PARKER 98
VERONELLI G.B. 97
AIS DUEMILAVINI 5 Grappoli
GAMBERO ROSSO 3 Bicchieri
ESPRESSO 16,5/20

19 marzo 2010

Barolo: Marcarini, Ceretto e Giacosa

Domani mi aspetta un gande evento. Ho l’acquolina in bocca… ma ci sarà il tempo per scriverne.

Oggi mi dedico ad un'altra grande degustazione del mese scorso (18/2) presso la sede di Degustazione Ais Roma.
In 15 intorno ad un tavolo per il Laboratorio per la Degustazione dei Grandi Vini del Mondo.
In quella prima serata Armando Castagno “arbitrava” la partita Toscana vs Piemonte. IGT vs DOCG.

Mi fermo oggi a parlare di questi ultimi vini degustati. I Barolo del Piemonte.

Il primo Barolo era il Brunato 2005 di Marcarini.

Il Barolo più elegante che esiste” dice Armando Castagno.
Se sia “il più” non posso esserne certo, ma di sicuro è davvero un Barolo dall’estrama finezza.
Soprattutto ricordando che Brunate è fra le prime vigne per importanza (qualità) delle Langhe.
(Altre? … Asili, Vigna Rionda…)
E’ un “benchmark della parte sinistra della zona della DOCG”.

Nasce da 4ha e ½ di vigne di circa 30 anni esposte a sud-sud/ovest su di un terreno calcareo/argilloso. I ceppi, allevati in controspalliera con potatura a Guyot, sono 4000 per Ha, ad un altitudine di 300mt slm.

Viene vinificato in cemento. La macerazione del mosto a contatto delle bucce dura poi 4 settimane. Segue la fermentazione malolattica e quindi, per almeno due anni, viene affinato in botti di legno di rovere di 20/40 ettolitri.

Di colore rosso granato con riflessi rubino, al naso è prevalente la rosa canina, 5° essenza del Barolo prodotto nella zona de La Morra. Lo accompagnano note di lampone, erbe officinali, radice, rabarbaro. Piccolo accenno di goudron.
In bocca è vellutato e suadente, dal bel corpo con una persistenza incredibile ed un ritorno minerale e di viola.

Rispetto all’eccellente 2004 - strepitoso - ha un acidità finale in bocca minore. Il 2005 sarà porbabilemente un annata meno longeva.
Elegante.
Mio Voto: 92

Passiamo al secondo vino degustato.

Barolo Bricco Rocche 2005 – Bricco Rocche

Il top wine degli altrettanto famosi Barolo Brothers, i Ceretto.

L’azienda è su di un crinale di diverse centinaia di metri con diverse esposizioni per le parcelle.
Il vigneto, impiantato nel 1978 nel Comune di Castiglione Falletto, è di 1,75Ha esposto a sud ad un altitudine fra i 310-340m slm.

In tank di acciaio inox da 80hl, a cappello emerso, con rimontaggi automatici quotidiani durante la breve macerazione (8/10 giorni). Dopo la malolattica, il vino passa 24 mesi in barrique e 1 anno in cantina.

Di un bel granato. Al naso sentori di cioccolato, tartufi, tabacco bianco, accenni di pasticceria, note decise speziate di legno e di frutta sottospirito.
In bocca presente ancora il tannino gallico forte. Una purezza non perfetta dovuta al “sapore” del legno ancora ben presente.

E’ un Barolo “ghiotto”.
Mio Voto: 90

Infine il terzo e ultimo Barolo degustato.

Barolo Le Rocche del Falletto di Serralunga d'Alba 2005 di Bruno Giacosa.

Bruno Giacosa…Un maestro…conosce le vigne della Langa metro per metro visto che all’origine acquistava le uve selezionandole dalle vigne dei conferitori. Come un negociant in Borgogna.

Famoso al punto che ne scriveva anche Mario Soldati in Vino al Vino (3° Viaggio, Autunno 1973)
E, continuando a stappare, Bruno Giacosa sorride stranamente felice.
Tocca, a suo modo, lo scopo ultimo dell'arte: una sublime inutilità.

L’azienda è a Neive e tutti i suoi vini vengono da CRU.
L’anno prossimo saremo orfani dei Barolo e dei Barbaresco di Giacosa. Ha scelto infatti di non commercializzare i 2006 perché non all’altezza del loro nome.
(A maggior ragione godiamo quindi del 2005 in degustazione. :-) )

Il vigneto delle Rocche di Falletto è di 3Ha ad oltre 450mt slm esposto verso Sud-Ovest.
Fermentato in acciaio a 32°, la macerazione è di 15gg. Poi 30 mesi in botte di rovere francesce da 110 hl (rinnovate ogni 12 anni, è utile conoscere la data perchè i primi anni un po’ la nota di legno la lasciano.)

Di colore granato scuro con riflessi aranciati, al naso è molto complesso.
Un bel classico. Genziana, note affumicate, bacche selvatiche, leggere note di metallo, liquirizia.
In bocca bell’impatto alcolico, buona acidita’ e una tannicita’ ancora un po’ da ammorbidire.
E’ pieno e mooooolto lungo.

Personalità. Davvero bellissimo.
Mio Voto: 93