18 maggio 2009

Coletti Conti e il Cesanese del Piglio DOCG

Anton Maria Coletti Conti è uno dei massimi esperti di Cesanese.

Nella mattinata di ieri abbiamo prima visitato le sue vigne a sud/ovest di Anagni, dove oggi sono locate alcune fra le più interessanti realtà vitivinicole dell'area del Cesanese del Piglio , recente unica DOCG del Lazio, quindi degustato i suoi eccellenti vini.

Abbiamo avuto il piacere di conoscerlo al corso per Sommelier AIS dove subito è emersa la sua enorme competenza agronomica nelle prime lezioni del corso che ci tenne proprio sulle lezioni inerenti la viticoltura.

In questa dolce giacitura collinare, con una splendida esposizione, “mediamente la densità è di 5.500 piedi per ettaro, ma va commisurata al cesanese o altri vitigni internazionali prodotti”, ieri ci puntualizzava.
Infatti la resa per pianta varia dal 1,500/1,600kg per il Cesanese utilizzato per l’Hernicus, al 1,200kg per il Cesanese del Romanico, così come per le uve alloctone del Cosmato, al nemmeno 1kg per l’incrocio Manzoni dai grappoli molto piccoli, utilizzato per l'Arcadia.

Quindi “fondamentale è trovare l’equilibrio fra la pianta e l’ambiente ed è un po’ una scommessa”.
Il Cesanese è un vitigno molto influenzato dal terreno”, e Anton Maria Coletti Conti, conosce perfettamente i terreni dei suoi vigneti, terreni di natura vulcanica, dove “le radici, a distanze anche brevi le une dalle altre, traggono differenti preziosi elementi minerali influenzando in modo vegetale la pianta del vino”.

E’ grazie alle sue competenze che sceglie esattamente i tempi fondamentali per i risultati di un vino: quelli relativi alla potatura e alla raccolta. “L’80% - per lo meno - della qualità di un vino è garantita da come vengono condotte queste fasi, non certo da come in cantina poi si effettuano quelle successive. In cantina il lavoro è principalmente conservativo; con un ottima materia prima si può solo peggiorarlo, mentre se questa non è di qualità, con difficoltà si riuscirà a migliorarla, nonostante gli sforzi.”

Per questo motivo ogni giorno 6/7 operai lavorano in azienda per la gestione del vigneto.
Fondamentale ad esempio la defogliazione intorno al grappolo che permette un controllo del sole per il miglioramento del microclima evitando il ristagno dell’umidità a discapito del vitigno.
Così come fondamentale è il suo assaggio dell’uva per determinare quando effettuare la raccolta. E’ dalla masticazione delle bucce che riesce a determinare il giusto livello d’acidazione e far partire la vendemmia.

Dalle selezioni clonali del Cesanese ha creato l'Hernicus e il Romanico; altro vigneto particolare oltre a quelle è il Manzoni bianco 6.0.13, esposto a Nord/Sud. Un uva che, come Anton Maria Coletti Conti suggerisce, potrebbe essere definita “apolide” (che non è cittadino di alcuno stato) visto che è stato ottenuto negli anni ‘30 dal Prof. Manzoni negli studi condotti presso la Scuola di Viticoltura ed Enologia di Conegliano, fecondando il fiore del pinot bianco con il polline del riesling renano. Non è certo ovviamente autoctono ma nemmeno alloctono quindi. Condivido il suo punto di vista.

Spostandoci nella piccola ma funzionale cantina è proprio il bianco di punta aziendale, l’Arcadia 2008, il vino che assaggiamo per primo. Ha ovviamente, preso da botte, ancora la necessità di effettuare la fase di chiarificazione, ma già emergono profumi intensi soprattutto di frutta tropicale, ananas ed un bell’equilibrio con una buona acidità.

Prima di assaggiare poi il primo Cesanese del Piglio DOCG, Anton Maria ci sintetizza le fasi che compie per la produzione del vino rosso da lui prodotto.
Ci viene descritto che con la diraspapigiatrice il 100%, o quasi, dei raspi viene eliminato, ma la pigiatura non avviene; a rulli aperti, gli acini quasi totalmente ancora interi, passano per la maggior parte in serbatoi da 40q d’uva.
Aggiunti i lieviti selezionati seguono le follature manuali frequenti, da 4/6 al giorno per serbatoio, con un rimontaggio ad aria al giorno. Al termine della fermentazione che mediamente dura dai 12/20 giorni (un caso eccezionali la fece addirittura durare 2 mesi per un cesanese). Viene poi il mosto messo nelle barrique – di Allier, Troncais o altri produttori Francesi o USA/Cileni per nuove produzioni ancora da “assaggiare” – per periodi che vanno dai 12 ai 18 mesi e dipendono dal vino - tempo durante il quale viene effettuato il batonnage settimanale. Al termine il vino viene riportato in acciaio dove vengono fatte le chiarifiche e poi imbottigliato.

Assaggiamo quindi lo storico Hernicus dalla botte, che dalla vendemmia 2008 è DOCG. Ricordiamo: Cesanese di Affile 100%. Pochi mesi di barrique nuova, poi barrique di secondo e terzo passaggio. Poca la barrique perché molto alcolico: 16°. L’uscita della prima bottiglia DOCG sul mercato è prevista a novembre. Ottime prospettive.

Apriamo infine le bottiglie dei vini rossi aziendali già sul mercato e che hanno ottenuto ottimi risultati su tutte le guide ed… al mio assaggio… a prescindere da quanto valga il mio giuduzio. Due appunti sugli eccellenti Cesanesi:

Hernicus 2007
È un bel rubino compatto. Al naso sentori fruttati, di amarene, ciliegia, poi caffè, cioccolato, e note balsamiche e di spezie. Ha una bella personalità, un alcol notevole ma equilibrato dall’acidità, tannini ben presenti e fini. Ha un futuro evolutivo oltre che una bevibilità immediata.
Certo è che definirlo vino base aziendale è riduttivo.

Romanico 2006
Dal colore intensissimo, al naso ha profumi di violetta, frutta rossa, mirtillo, more, accompagnati da liquirizia, chiodi garofano e note d'incenso. Caldo ma fresco allo stesso tempo, ha un tannino ben presente ma non invadente
Elegante e PAI notevolissima. Ideale per arrosti di carni rosse o formaggi stagionati.

10 maggio 2009

Syrah del nord della Valle del Rodano

Durante l’evento del Roma Wine Festival, ho partecipato alla Città del Gusto alla degustazione guidata a cura di Paolo Zaccaria che aveva come protagonista il vitigno Syrah del nord della Valle del Rodano.
Recensisco qui i vini degustati, integrando quanto appreso durante l’incontro da Paolo Zaccaria, con gli approfondimenti che mi sono fatto leggendo in giro sul web, sulle guide, ecc…ecc….

Questi sono stati i vini degustati,
  • Crozes-Hermitage Rouge 2007 - Graillot
  • Cornas les chaillots 2006 – Balthazar
  • Cote Rotie 2005 – Rostaing
  • Hermitage Rouge 2006 - Domaine Colombier
  • Cornas Terrasses du Serre 2006 - Domaine du Coulet
ma prima di parlarne comincerò a fare un quadro generale

La valle del Rodano
Dall’antichità, questa famosa regione francese è stata la via di passaggio tra la regione mediterranea e quella atlantica, utilizzata inizialmente sia dai Greci, che in seguito dai Romani durante le loro conquiste. Per questo motivo la cultura della vigna ha antichissime origini, e dopo essere stata introdotta dai greci, fu con le popolazioni romane che furono impiantati i primi terrazzamenti lungo il fiume rodano.
Il nome “Valle” del Rodano nacque nel XIV secolo, periodo in cui grazie alla residenza papale nella città di Avignone vi fu, grazie alla città del Vaticano, un notevole sostegno per lo sviluppo culturale e produttivo della regione.
E’stato poi nel 1937 che grazie al Barone Le Roy il vino prodotto nella Valle del Rodano fu riconosciuto dal sistema di qualità francese come AOC Côte du Rhône.

L'intera area è suddivisa in due parti, la Vallée du Rhône nord (o septentrionale) e la Vallée du Rhône sud (o méridionale), separate al centro, per circa 50km, da una zona con vigneti piuttosto ridotti, presso la città di Montélimar.

I vigneti sono principalmente concentrati lungo la sponda destra del fiume Rodano - solo in parte la sponda sinistra - partendo a nord dalla città Vienne (pochi km a sud di Lione), per una lunghezza totale di circa 200km, fino ad Avignone all’estremo sud della regione. L’area ha una superficie totale di circa 81.000 ettari, la 2° regione viticola della Francia dopo quella di Bordeaux.

La produzione vinicola dell'intera regione è quasi interamente orientata ai vini rossi, circa il 90%.
Nella parte nord, si elabora meno del 10% della produzione totale, ma vi sono concentrati tutti i Crus principali: Hermitage, Crozes-Hermitage, Côte-Rôtie, Cornas, St.-Joseph, Condrieu e Château-Grillet.
Fra le principali AOC dell'area sud invece da ricordare soprattutto: Chateauneuf-du-Pape, Côte du Rhône (che copre il 49% dell’intera produzione dell’AOC)

Ad oggi, nonostante siano stati per anni vini in secondo piano rispetto ai più famosi ed eccezionali prodotti in Borgogna e in Bordeaux, recentemente, soprattutto gli syrah prodotti nelle sottozone delle aree a nord come Côte-Rôtie ed Hermitage e in tempi più recenti Cornas stanno conquistando ottimi risultati arrivando ad essere assolutamente in grado di competere sul mercato grazie ad alcuni vini/produttori capaci di offrire prodotti di notevole livello venduti a prezzi decisamente inferiori.

Nella parte settentrionale della regione, i vini sono solitamente prodotti con il solo Syrah, per favorire l'espressione della singola varietà, mentre a sud sono solitamente prodotti grazie all'assemblaggio di più uve, come nel caso del famoso Châteauneuf-du-Pape, caso in cui possono essere utilizzate fino a 13 tipi di uve diverse.

Il clima nella Vallée du Rhône nord ha una maggiore piovosità e la vegetazione è più verdeggiante. Le viti hanno quasi tutte un esposizione a sud/sud-est arrampicandosi su forti pendii terrazzati sue entrambe le due rive del fiume; da Vienne a Valence. Lungo gli 80km della sponda destra del fiume Rodano si susseguono poi sottozone ripidissime della Côte Rôtie, Condrieu, St.-Joseph, per terminare quindi nelle denominazioni di Cornas e St.-Pérray. All’altezza del comune Tain-Hermitage, sulla sponda opposta, sorge la collina dell’Hermitage dove sono prodotti fra i vini più importanti e quelli di Croze-Hermitage.


Breve descrizione delle sottozone dei vini degustati.
Côte-Rôtie: è l’area più a nord, una delle aree vinicole più antiche di Francia e più rappresentative. Letteralmente “costa arrostita”. Sono vigne coltivate in ripide coste sulla riva destra del Rodano, esposte a sud, con un’inclinazione che può anche raggiungere i 60°. 2 celebri sottozone la Côte Brune e la Côte Blonde, solitamente “coste” riportate in etichetta, caratterizzate rispettivamente da un suolo più scuro e più chiaro. Più tannici marcati e con gran capacità d’invecchiamento i primi, più eleganti e vellutati i secondi.
Hermitage e Crozes-Hermitage: gran protagonista fra gli syrah del Rodano è quello della sottozona a forma di transatlantico denominata Hermitage, dove i migliori vigneti sono esposti a sud in pareti collinari. Sono robusti ed hanno aromi complessi e ricchi. Danno vini più profondi e più freschi a maggior durata. I vini di Crozes-Hermitage hanno un carattere e potenza leggermente inferiore a Hermitage, ma non mancano produzioni interessanti.
Cornas: la sottozona di Cornas sta nascendo negli ultimi anni grazie a piccoli produttori che utilizzano la tecnica biologica. Dall’estensione molto ridotta si producono esclusivamente vini rossi da syrah robusti e con aromi complessi, che richiedono per essere apprezzati in pieno di essere affinati anche 10 anni per tirare fuori la loro eleganza e i loro eccellenti aromi.

Passiamo alla degustazione.
1) Crozes-Hermitage Rouge 2007 - Alain Graillot
Ricchezza antocianica affermata. Colore viola. Note floreali. Pulito e fresco, molto. Note di tobacco. Bel naso e gradevole.
2) Cornas les Chaillots 2006 – René Balthazar
E’ uno dei più piccoli produttori della sottozona Cornas (ovviamente VdR) e lavora i suoi vini con il metodo tradizionale in botti grandi. Note mentolate, di timo, spezie, di olive nere. Macchia mediterranea. Bella spalla anche se per il 70% - come caratteristica la tipologia di produzione nel Valle del Rodano - non prevede la diraspatura delle uve. Tannino resta pulito. Ha una persistenza gusto olfattiva eccezionale. Elegantissimo.
3) Cote Rotie 2005 – Domaine Rostaing
Stile molto diverso. Moderno. L’0azienda ha cominciato a produrre nel ’71 e fu nel ’90 che con il figlio cominciò a produrre con qualità, quantità industriali. Unghia tendente alla ciliegia. Antociani ancora scarichi anche a motivo Syrah non al 100% ma utilizzo % uva bianca. Frutti rossi, tratti di tostatura al naso. Fresco ma tannino eccessivo dovuto legno della barrique.
4) Hermitage Rouge 2006 - Domaine Colombier
Dalla densità incredibile. Un bel naso ricco, elegante. Frutti di bosco, note di spezie, note animali e fumo. Spalla eccezionale con un incredibile lunghezza anche se giovane.
5) Cornas Terrasses du Serre 2006 - Domaine du Coulet
Viene prodotto con uva al 100% non diraspata. Selvatico al naso e alla bocca. Sgomita un pochino. Frutta e tanta all’esame olfattivo. Ha poi note di spezie e olive nere. Da bere fra qualche anno per apprezzare meglio, ma diverrà notevole.Il produttore è un “piccolo pazzo” di giovane età che vinifica con piccoli orci ci cemento a forma di uovo le uve colte in vigne molto vecchie. E’ biodinamico dal 2001.

Per me hanno vinto a pari merito il 2 e il 4. Deve attendere un po' il 5 e diverrà davvero notevole.

6 maggio 2009

Champagne, vino rosso e vino dolce

Ieri serata fra amici a goderci vino, cibo e compagnia…

Grand année 1999 - Bollinger

Uno champagne prodotto solo in annate eccezionali che esprime l’eccellenza Bollinger. In media queste le percentuali delle uve: Pinot nero 70% - Chardonnay 30%.

La prima fermentazione viene effettuata vitigno per vitigno, in vecchie botti di rovere (+5 anni) per non conferire ne’ tannini ne’ sapori di legno. Matura quindi sui lieviti per almeno 5 anni prima della sboccatura, a cui segue un riposo in cantina di almeno 3 mesi prima di uscire sul mercato.

Dalla splendida veste di colore giallo paglierino cristallino con riflessi verdolini, con bollicine numerose e persistenti. Al naso è elegante, ha aromi intensi, ricchi e complessi, con note di pesca, di crosta di pane e di spezie. Al gusto fresco e sapido con un finale molto lungo.

Sassicaia 1989 – Tenuta San Guido

Ho letto sul sito ufficiale che “l’annata 1989 non ha avuto come carattere climatico le condizioni che propiziarono eccellentemente l’andamento vegetativo della vite” ma comunque “l’uva alla vendemmia, era comunque sana, ben matura e a buccia resistente, anche se non particolarmente abbondante in tannini nobili.”
Sarà pur certo che il 1989 non si è avvicinato alle sue pre e post eccellenti-famose-annate del fine secolo scorso (1988 e 1990), ma forse, anche se ieri sera non s’è toccata l’eccellenza a cui spesso si è abituati degustandolo il Sassicaia, poco, pochissimo mancava.

L’abbiamo peraltro bevuto alla cieca, ma la tipicità dei suoi sentori, già all’esame olfattivo dato dal Cabernet Sauvignon (85%) completato dal Cabernet Franc (15%) l’ha svelato agli ospiti. Era impossibile non riconoscerlo.

Dal colore granato con l’unghia leggermente aranciata, al naso la frutta era matura, secca, accompagnata da diverse note terziarie, di liquirizia, di resina, di note mentolate e di erbe vegetali. In bocca i tannini erano ben smussati e con una decisa acidità. Persistenza notevole.

Comtess 2005 -
St. Michael Appian

Da uva Gewürztraminer raccolta tardivamente in maggior percentuale (70%) completato da Riesling e Sauvignon (15% ciascuno), è prodotto in solo nelle annate migliori.

Dal colore dorato, al naso ha un profumo molto intenso di rose appassite, frutta matura, esotica, note di cannella e nocciole. Nonostante la dolcezza è ottimamente bilanciato da una acidità notevole che lo rende bevibilissimo nonostante l’elevato grado zuccherino.

Da abbinare a fois gras, formaggi stagionati oppure come nel nostro caso di ieri, per accompagnare una crostata chiusa, ricoperta di pasta, con ripieno di ricotta e marmellata di visciole.

E' un dolce eccellente di una pasticceria a Roma nel quartiere del Ghetto Ebraico che nonostante abbia già file di clienti interminabili (e il rischio che il mio suggerimento le faccia aumentare) non posso non citare: Boccione in Via Portico d’Ottavia, 2, mai di Sabato, ovviamente.